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@Gianluigi Granero

Ambiente e sviluppo: l’obbligo di tenerli insieme.

Nel 2014 scrivevo quest’articolo a proposito della vicenda della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Al di là del fatto specifico, mi pare che il pensiero di fondo mantenga sempre di più il suo valore e quindi lo ripropongo.IMG_0870

In generale ritengo opportuno non commentare vicende giudiziarie, tanto meno quelle in cui è impegnato professionalmente mio padre, perché il rischio (la quasi certezza) è che la strumentalizzazione abbia la meglio sul merito ma, la straordinaria gravità della situazione impone alcune riflessioni sia di carattere generale sia nello specifico che provo ad esporre per punti.

 

Sviluppo sostenibile, ambiente e salute.

Questo è il grande e difficilissimo tema che dovrebbe essere al centro della politica contemporanea ma, impegnati come siamo in continue battaglie tra Guelfi e Ghibellini prendiamo posizione ma non troviamo, pragmaticamente, soluzioni.

È fuori dubbio che non è possibile barattare salute con lavoro (quanta strada ha fatto il Sindacato italiano dalle lotte per la “penosa” quando la salute veniva monetizzata!).

In questa vicenda, come afferma il Gip nel decreto di sequestro, le tecnologie avrebbero potuto molto migliorare gli impatti ambientali ed invece siamo sprofondati nel dramma.

Il Presidente Burlando, in verità, aveva “imposto” una soluzione pragmatica che scontentando tutti, comitati ed impresa, tentava la via degli investimenti tecnologici per rendere il più possibile compatibile la presenza di un grande impianto industriale con la salute e la qualità della vita ma ciò non è avvenuto.

Ci resta il triste gioco delle tante verità ed il dramma dell’ennesimo colpo mortale al nostro sistema industriale con centinaia posti di lavoro, competenze ed humus imprenditoriale distrutti.

In questa vicenda ci sono tutti gli elementi della crisi italiana:

– prima di tutto un sistema incapace di decidere; schiacciato tra norme confuse, responsabilità troppo diffuse e sovrapposte da non essere mai chiare e certe, un sistema giudiziario lento e farraginoso cui si ricorre o si delega eccessivamente, intasandolo, come continua surroga alle inefficienze complessive;

– l’incapacità di capire che, pur in un quadro di apertura ai mercati ed ai capitali stranieri, che chiamerei di collaborazione competitiva, è necessario e doveroso difendere l’italianità del sistema produttivo, in particolare in settori strategici tra cui l’energia (come fanno tutti a partire da: Francia, Germania, Stati Uniti, per non parlare di Cina e Russia!). Noi invece no. Ci pare più figo dire superficialmente che bisogna essere aperti alla concorrenza dimostrando provincialismo e pochezza. Così, solo per fare un po’ di polemica in controtendenza, ci siamo giocati BNL e Parmalat (in entrambi i casi si potrebbe dire molto sulle conseguenze nefaste per il Paese ma non è ora la sede).

D’altronde non è per noi una novità andare a cercare il Principe straniero che poi, ovviamente, sia fa i casi suoi!

– in tutto questo gioca un ruolo straordinario la debolezza della politica che, a prescindere dai singoli, non è più in grado di definire un disegno strategico, costruire ed avere consenso e fiducia. Servono idee, progetti ed un pensiero lungo che la politica italiana da molti decenni non riesce più ad esprimere. Il movimento cooperativo, nel suo piccolo, anche su questo prova a dare un contributo.

– ultimo, ma non ultimo, la mancanza di un diffuso senso etico che per i singoli significa onestà, moralità, senso del dovere e dell’interesse generale, per le imprese responsabilità sociale. Senza tutto questo, senza un profondo e diffuso senso della legalità, potremo fare molte leggi ma non rilanceremo, il Paese. Il difficile è che non riguarda gli altri ma interroga ognuno di noi!

 

La ricerca delle responsabilità (presunte) spetta alla Magistratura ma, la politica è chiamata alla ricerca di una soluzione e qui non può essere che il Governo che in un confronto rapido, chiaro e trasparente con le istituzioni locali e, per quanto possibile, con il supporto della stessa Magistratura, individui un percorso che porti alla realizzazione degli investimenti necessari a far ripartire gli impianti.

Come ho detto ho grande rispetto per le regole, che sono il fondamento del vivere civile, è però necessario non confondere il rispetto delle norme con la sovranità di procedure bizantine e burocratismi inutili che nascondono inefficienze, tempi incompatibili con la vita delle imprese e dei cittadini, mancanza di assunzione di responsabilità. Qui è necessario da parte di tutti orientamento al risultato e capacità di decisione; ne va dello sviluppo di una provincia già molto colpita da un processo di de industrializzazione che deve essere fermato.

È necessario non lasciarsi sprofondare nel  dramma mettendo in campo investimenti, ricerca, innovazione tecnologica per promuovere un nuovo modello industriale.

Difficile? Si molto difficile! Serve coesione, assunzione di responsabilità, trasparenza, competenza. Ma un grande paese industriale come il nostro ha la forza per farlo!

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Le cooperative di comunità: tra innovazione sociale e cittadinanza attiva.*

9ea4ebbf-9ab7-471d-8f68-0ceda42ec2c1Non è ancora fatto politico, ma stanno crescendo nuove esperienze di cittadinanza attiva che provano, nel gran disastro civile del paese, a guardare al futuro. Le cooperative di comunità sono parte di questo universo di buone pratiche e di ricostruzione di valori comunitari. Ciò che le caratterizza è il mettere al centro della propria azione l’interesse della comunità più che l’attività svolta a favore soprattutto dei soci. Ciò rimanda a un quadro assai diversificato tra servizi alla persona, agricoltura, ambiente, cultura, turismo, gestione di beni comuni. Un’ibridazione organizzativa e funzionale non ancora riconosciuta dal legislatore e non priva di fragilità e difficoltà imprenditoriali.  Eppure al centro di una sempre più fiorente attività di studio e ricerca proprio per il grande potenziale che incorpora e per la capacità che sta dimostrando di incidere positivamente sul destino dei luoghi.

In realtà è un fenomeno non nuovo.  La stessa società dei Probi Pionieri di Rochdale (1844), da cui si data la nascita del movimento cooperativo moderno, considerata soprattutto finalizzata al consumo, è invece da leggersi come una realtà più ricca e articolata con al centro innanzitutto la possibile emancipazione di una comunità.  Così come il più recente e straordinario affermarsi della cooperazione sociale ha proprio tra i suoi fondamenti, riconosciuti anche per legge, il favorire l’inclusione e il ricomporre il tessuto comunitario.  Quindi potremmo dire che è una sorta di ritorno alle origini. Ma con forti elementi innovativi.

Nelle differenze ci sono comunque importanti caratteristiche comuni:

  • il prevalere di esperienze che partono dai margini, dalle periferie urbane o territoriali (le aree interne) connotate da forti criticità (shock) che innescano una reazione nella ricerca di soluzioni autorganizzate ed autogestite. L’innovazione sociale ha quindi nelle periferie un luogo di sperimentazione, vivacità e azione di straordinario valore ed interesse nella ricerca di soluzioni e opportunità di sviluppo sostenibile;
  • la presenza di risorse latenti (ambientali, culturali, sociali) che possono essere attivate attraverso la capacità di ricombinazione di innovazione;
  • l’importanza del capitale sociale, risorsa capace di attivare, in un’azione generativa, gli altri asset del territorio. Molte cooperative nascono come spin-off di realtà associative (Pro Loco, volontariato sociale o culturale, ecc.) con cui spesso continuano a convivere e cooperare in una logica di divisione dei compiti. Rilevante risulta altresì il ruolo dei Comuni, degli Enti Parco e delle diverse realtà territoriali (con funzioni di promotore o facilitatore) e la forte capacità (senza eluderne le difficoltà che pur vi sono) di cooperazione tra i diversi attori istituzionali, sociali, economici che fa delle cooperative di comunità l’attivatore di un’azione collettiva;
  • la capacità di partire dai valori tradizionali e del territorio per ricombinarli con innovazione sociale e tecnologica (apertura e non chiusura difensiva);
  • l’intenzionalità dell’azione in cui le ricadute positive per il territorio diventano il fine;
  • la capacità di affermarsi come agenti d cambiamento del contesto in cui operano.

Anche la realtà ligure sta conoscendo il fiorire di questo fenomeno sia in contesti urbani (come avviene con la cooperativa Il Ce.Sto che opera nel centro storico di Genova, promuovendo il riuso a fini sociali e culturali di spazi sottratti all’abbandono ed al degrado, o con cooperative che si pongono l’obiettivo valorizzazione di beni comuni), sia  nelle aree interne (come per esempio avviene a Mendatica con una cooperativa che operando nel turismo sostenibile e nella valorizzazione del territorio si pone l’obiettivo di contrastare lo spopolamento occupando giovani e giovanissimi che in alcuni hanno anche deciso di “ritornare” a risiedere e lavorare nel loro paese). Le esperienze liguri si concentrano soprattutto su turismo, agricoltura, cultura e sociale, ma nella dimensione nazionale ed internazionale stanno emergendo fenomeni di rigenerazione urbana (anche in questo caso non solo nelle aree interne) con fenomeni di ripopolamento di assoluto interesse. In Liguria è questo il caso della cooperativa Ture Nirvane che attraverso un’azione sinergica tra un’associazione di abitanti e la cooperativa costituita da una parte di essi, ha recuperato e riabitato l’intera frazione di Torri Superiore (Ventimiglia) realizzandovi un ecovilaggio.

La centralità del capitale sociale è il punto chiave di tutti questi progetti attorno a cui è necessario ragionare in una logica di politiche per lo sviluppo locale. Le reti di relazione, le capacità delle persone di unire competenze ed impegno in un progetto, necessariamente di lungo periodo, per migliorare la vita della comunità sono gli elementi su cui costruire delle policy per rafforzarle, sostenerle, farle emergere in tutto il loro valore.

Il successo del lavoro di animazione svolto da Legacoop Liguria (iniziato ben prima che il fenomeno emergesse e venisse riconosciuto in tutto il suo valore) dimostra l’efficacia, anche evocativa, della cooperativa, la sua capacità di mobilitare risorse e sviluppare interesse verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Dimostra altresì che a fare la differenza sono sempre le persone, le capacità di leadership che emergono, la cultura del territorio, il tessuto di relazioni sociali. Che è anche un buon insegnamento per la politica.

*Articolo pubblicato sul numero 10 de La Città, giugno-luglio 2019

Ideas are like diamonds! I giovani e la cooperazione.

Foto Anna Manca

Aprile 2012 Gianluigi Granero e Paola Bellotti (foto di Anna Manca)

 

In questi giorni, risistemando vecchie cose, mi è tornato casualmente tra le mani l’intervento che tenni il 23 aprile 2012 a Bruxelles in occasione dell’Assemblea Generale di Cooperatives Europe. Il mio unico intervento in un’assise internazionale che, inutile negarlo, m’inorgoglì e spronò a proseguire in un lavoro di lunga lena per promuovere l’incontro tra le giovani generazioni e la cooperazione.  Ci sono parti del nostro lavoro che ci stanno particolarmente a cuore e che ci appassionano, questa lo è certamente per me, convinto come sono che la cooperazione possa essere uno degli strumenti per la creazione di buona occupazione e di emancipazione per generazioni che, allora come oggi, pagano più di tutte i cambiamenti in atto. Nello stesso tempo la cooperazione, nel suo complesso, ha bisogno come l’aria dell’intelligenza e dell’energia innovatrice che le giovani generazioni naturalmente portano. Impostammo un lavoro lungo e articolato, le cui azioni proseguono ancora oggi producendo frutti interessanti, che credo mantengano il loro valore. Per questa ragione mi sono convinto a riproporvelo. Ai risultati ha contribuito, tra gli altri, Paola Bellotti che vedete nella foto al mio fianco (in questo caso per sfruttare la sua ottima conoscenza delle lingue in caso di necessità) e che, forse anche grazie ai progetti europei avviati proprio a seguito di questa programmazione, tra poco andrà a lavorare per ICA (International Cooperative Alliance). Una bella soddisfazione per Lei e per tutti noi!

L’intervento:

Dear Mr Niederlander, dear cooperators, thank you for the extraordinary opportunity that you give us to explain our project during this important assembly.

Our project moves off the idea that cooperation could be a wonderful means to give hope to youth and that society (most of all in old Europe) needs talent, energy, freshness of young people. But we know that ideas are like diamonds. It’s necessary to work steady to have a good result. We think that a good result is to contribute to a new phase of fair development through the fortification of european spirit and institutions. Development today has to do with a number of factors, dealing with how much our system will be able to rethink itself and to open up to new ideas, creating a fertile soil for new initiatives. These factors are:

  • creativity
  • contamination
  • generation mix

All these factors are assets among our young generations and we should leave them to express themselves if we want to have a future.

Europe (and Italy in particular) are getting old. In Italy demographic growth depends highly on migrants. In Liguria the rate of population between sixty-five and seventy-nine years old is higher that nationally. The brain drain is an effect of the lack of opportunities. In Liguria this problem is much bigger than in Italy and a lot of young graduates must leave Genoa to work in other italian cities or in other countries. I think that to make experiences in other countries is a beautiful thing but it should be an opportunity, a choice, and not the only way to have a chance. In addition in Italy people defined as “N.E.E.T.” (not in education, employment or training) are growing. All these factors make us think that it is necessary to do something and that cooperation can be really useful to contribute to a “smart, sustainable and inclusive growth”. First of all working for the “Knowledge – based economy”, through the creation of more favourable conditions for research and development, improving the quality of the education system and opportunities for young people in the job market. We can be useful if we give value to our roots – for example, going back to our historical role providing opportunities to the oppressed – in our age the young people – for their emancipation in society and going back to our historical international vision and network.

The project will study the context in which young people can express their skills and talents, organizing an international platform for the exchange of experiences and idea with the objective of nurturing the growth of new and innovative cooperatives, following and supporting the process. We already have a successful initiative with high school students. The students are involved in coming up with cooperative ideas and studying the best business model in order to present the idea as a proper start up. Every year we give an award for the best ideas. I can really say that the projects they present are extraordinary and in some cases they want to continue the work!

If we want to connect young people we have to get in touch with the places where young people study, work, or have fun such as:

  • universities
  • student organizations and associations
  • vocational high school system
  • social networks and internet world

But it’s also necessary to make them protagonist, starting from our own organization. We shouldn’t work for young people but with young people.

As I said, we have three objectives:

  1. create opportunities for young people to express and use their skills and talent supporting the creation of innovative cooperatives. They could also be european cooperatives provided we can improve european regulations;
  2. to foster the creation of a common european consciousness among young people living and working in Italy and in other connected european countries. We are going through a crisis that, in the worst case, might put into question even the existence of the european project. At the same time the solution of the crisis is in a stronger Europe. This is indeed a hefty task. Also, it is a responsibility that we cannot afford to pospone further. Cooperative culture has always been built through international relationships, cooperative thinkers have always been in contact through different countries. Young people are naturally open to the world. looking for a point of contact between youth and cooperation can be useful to fortify european spirit;
  3. the third objective is to create an enduring network of Institutions and european organizations interested in fostering young people’s initiative in creating innovative cooperatives.

To reach these very ambitious objectives we must:

  • map needs, priorities, bottlenecks, drivers of youth involved in enterprise development, identifying potential training opportunities. With the help of the local chamber of commerce we have already started this work that it should be ready in a few months;
  • train and tutor young potential cooperatives leaders in enterprise development techniques, developing their skills and talents;
  • organise a meeting – in Genoa, at first but hopefully in the future in other cities or countries – transmitted on line to match ideas, experiences, knowledges. The first meeting could be the next september in Genoa.

So, we have a lot of things to do, but ideas are like diamonds!

Thank you for your attention.

 

 

Cooperative di Comunità: le persone al centro.

IMG_0067Alcune riflessioni sull’esperienza della Scuola delle Cooperative di Comunità 2019 chiusasi a Cerreto Alpi il 5 e 6 aprile u.s.
Un’esperienza molto bella che spero vorrete e potrete provare nelle prossime edizioni.
La Scuola delle Cooperative di Comunità è narrazione, attraverso le testimonianze dirette di cooperatori, operatori sociali e amministratori pubblici, ma anche scuola di politica e di management, attraverso gli interventi di docenti e ricercatori; insomma un ibrido stimolate, motivante e utile per chi si avvicina alla cooperazione, ma anche per chi la pratica e la promuove. Un’occasione di approfondimento, di studio di un fenomeno da cui trarre spunto per l’azione quotidiana.
Legacoop Liguria era presente con la presentazione del progetto Me.Co. da parte della professoressa Nicoletta Buratti (il progetto sembra poter ottenere buoni risultati, ma certamente ha già un felice esito nell’impegno della professoressa Buratti e del dott. Albanese. Nell’auspicio che anche nell’Università di Genova si sviluppi una conoscenza e uno studio della cooperazione stabile e duraturo rinverdendo la tradizione che ha visto nella facoltà di Giurisprudenza di Genova studi approfonditi sul diritto cooperativo. Le premesse ci sono).
In questa edizione si è visto plasticamente, più che nelle edizioni precedenti, non solo tutto il potenziale d’innovazione sociale della cooperazione di comunità, ma anche il consolidarsi di progetti di successo che incrociano l’abitare, le piattaforme cooperative, la produzione e vendita di energia da rinnovabili, l’agricoltura di qualità, il turismo sostenibile. Insomma alcune delle più importanti filiere innovative con cui la cooperazione si sta misurando.
Il tutto all’interno di una forte valenza valoriale e di riferimento alle radici cooperative.
La scuola, promossa da Confcooperative e Legacoop e che ha nelle cooperative “Valle dei Cavalieri” e “Briganti di Cerreto” instancabili e stupendi animatori, apre una frontiera su  un fenomeno che penso potrà avere la portata innovativa che ha avuto la cooperazione sociale e che certamente incrocia energie giovani e meravigliose, informando i processi cooperativi più interessanti in molte regioni italiane.
Funzione trainante è svolta da Aiccon e Euricse nelle relazioni con docenti e ricercatori giovani e dinamici, nella costruzione e formazione di cultura cooperativa, nella costruzione di un nuovo pensiero cooperativo, insomma un’esperienza che va ben al di là del solo fatto, già di per se rilevante, della cooperazione di comunità incrociando tutta la portata innovativa che la cooperazione può avere nella ricucitura delle diseguaglianze e le fratture sociali, tecnologiche, economiche, territoriali.
Da questa esperienza traggo alcune indicazioni:
1) l’idea di lavorare con rafforzata convinzione sul tema dei beni comuni trova conferma della sua bontà nelle esperienze in atto;
2) penso sia utile riprendere e riformulare il progetto della Scuola delle Cooperative di Comunità per Amministratori e Funzionari pubblici che nella sua edizione sperimentale svolta in Liguria aveva dato buon esito e che può rappresentare un buon strumento per avviare nuova progettualità e azioni di sviluppo locale;
3) l’Italia è ricca di asset inutilizzati, potremmo dire dormienti, pensate alle bellezze naturali, ai tantissimi beni culturali anche minori, alle scuole chiuse, alle case cantoniere ed alle vecchie stazioni, solo per citarne alcuni, ma il patrimonio principale sono le persone con i loro saperi, la capacità di ricombinare fattori diversi per produrre innovazione sociale e sviluppo. Per questo le cooperative di comunità costituiscono una straordinaria frontiera per l’Italia che deve obbligatoriamente ricucire diseguaglianze e disparità se vuole ripartire e pensare un nuovo futuro.

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Giovani liguri aperti all’innovazione

 

La ricerca di SWG sui giovani liguri e la loro propensione a fare impresa, a cinque anni da un’analoga ricerca, ci offre uno spaccato di una Liguria in movimento e reattiva confermando il trend che abbiamo potuto registrare con la costituzioni di nuove ed innovative imprese cooperative giovanili.

La fotografia dei giovani liguri che la ricerca di SWG ci restituisce è ovviamente policroma e complessa, ma ha un dato di fondo molto interessante e positivo: la maggiore propensione a fare impresa – rispetto alla media nazionale ed al dato ligure del 2012 – e soprattutto una significativa apertura all’innovazione di cui, pur cogliendone i rischi, vogliono cavalcare le opportunità.
Qui troviamo sia la capacità di risposta e di adattamento al negativo trend occupazionale ligure sia l’influenza positiva di una cultura promossa dalle imprese,  dall’Università e dai centri di ricerca a partire dall’IIT.

Non voglio nascondere o sottacere i grandi problemi della nostra regione, dal preoccupante trend demografico (in Liguria ogni 100 giovani ci sono 265 over sessantacinquenni) ed occupazionale (9% il tasso di disoccupazione), al modesto sviluppo inferiore al dato del nord-ovest del Paese, al crescente rischio povertà di ampie fasce di popolazione ( si veda povertà e famiglie in Liguria), ma ritengo doveroso che vengano proposti e costruiti percorsi per contribuire alle soluzioni.

Da qui l’idea di società che propugnamo e per cui lavoriamo con progetti impegnativi, di lungo respiro e che impegnano l’associazione e le cooperative di ogni settore. Una società collaborativa, aperta, inclusiva e per questo dinamica. Infatti, una società che si rinchiude, che costruisce muri e amplifica le differenze sociali non solo è una società ingiusta in cui si vive peggio, ma è anche una società che non cresce, che non promuove merito, fatalmente condannata al declino.

Servizi di welfare, servizi culturali, costruzione di legami sociali e comunitari, costruzione di spazi per il reale protagonismo delle giovani generazioni, formazione, servizi avanzati di supporto all’avvio d’impresa sono una parte delle azioni di un più generale ed ambizioso progetto che guarda al futuro.

L’occupazione in cooperativa è cresciuta anche in questi anni difficili, ma questo non basta e non dice tutto. Per questo, seppur sinteticamente ho provato a darvi conto di un più ampio disegno strategico che nel 2018 andrà rilanciato e rafforzato.

Siamo consapevoli che non esistono vie semplici per affrontare problemi complessi, che i risultati saranno di lungo periodo e che dipendono da noi solo in parte. Noi ci siamo messi in cammino.

 

 

 

 

 

Nella partecipazione, nei nostri principi e valori, la nostra forza

La Direzione Regionale di Legacoop ha varato un programma di lavoro sulla “governance cooperativa”, ambizioso ed articolato, che prenderà il via nel 2018.

La terminologia tecnica non deve trarre in inganno: si tratta infatti di andare al cuore dell’esperienza cooperativa per esaltarne la specificità (fatta di partecipazione, democrazia ed efficienza) e per rafforzare il nostro ruolo nel sistema economico e sociale.

Siamo convinti che nei principi e valori cooperativi, nella capacità di modernizzarne ed innovarne la concreta attuazione, risiedano straordinari punti di forza su cui è necessario riprendere il cammino di riflessione culturale e di azione concreta, dopo il periodo di crisi – non del tutto superato – che ci ha visto anche rinchiuderci in noi stessi.

Per questo abbiamo varato uno schema di “Linee guida” che le cooperative potranno discutere, adeguare alle loro specifiche esigenze per giungere ad un “Codice di autoregolamentazione” che, condividendo le finalità enunciate, individui propri strumenti per promuovere equilibrio dei poteri, trasparenza, informazione strutturata e formazione ai soci come cardini di una partecipazione consapevole e proattiva.

Il confronto nelle cooperative sarà preceduto da un convegno di approfondimento in cui costruire cultura, pensiero e riflessione e che lancerà l’intero percorso, fatto altresì di appuntamenti formativi che si svolgeranno lungo l’arco di tutto il 2018 secondo un programma definito in collaborazione con Isforcoop.

Auspico che tutti i cooperatori vogliano partecipare con entusiasmo ed impegno a questo percorso per guardare ad un futuro del movimento cooperativo sempre più capace di corrispondere ai bisogni dei soci e di una società che si fa ogni giorno più complessa.

Essere artefici responsabili ed impegnati di un nuovo assetto economico e sociale, questa la cifra dei veri cooperatori che vogliamo essere!

Stati Generali Genova

Documento dell’Alleanza delle Cooperative della Liguria per gli Stati Generali del Comune di Genova

Il nostro futuro: un nuovo ecosistema per una città delle opportunità.

L’Alleanza delle Cooperative della Liguria è un’associazione di specie: al suo interno sono presenti, con intensità diversa, tutti i settori imprenditoriali e sociali cooperativi, ovvero imprese che hanno come scopo la mutualità, non la produzione di profitti.

 

Premessa
Pensare il nuovo e cercare spazi di confronto con chi amministra la cosa pubblica, con chi agisce nel contesto economico e sociale per ridare slancio e fiducia al territorio, è il dovere che sentiamo verso le nuove generazioni, è l’ambizione che coltiviamo con l’impegno quotidiano di cooperatori. Per questo abbiamo accolto con fiducia il percorso avviato con gli stati generali dell’economia della città di Genova cui vogliamo contribuire con pensiero ed azione concreta.
La definizione di obiettivi condivisi è infatti presupposto fondamentale al rilancio sociale ed economico della città ed è una sfida che il movimento cooperativo ligure fa propria convinto, per il ruolo che svolge e per quello che potrà svolgere, di poter essere parte importante di un’azione ambiziosa e giusta.
Lo sforzo che dovremo compiere è quello di individuare, nell’ambito di una cornice comune, obiettivi ed azioni misurabili cui ognuno dovrà contribuire ed il cui raggiungimento andrà verificato nel tempo.
La partecipazione, la costruzione e condivisione di un progetto, è uno dei punti di forza che la cooperazione può mettere a disposizione della città, ossia obiettivi condivisi e uno sguardo lungo, di cui Genova ha bisogno più che mai. Nella riprogettazione del welfare, nello sforzo per la tenuta d’intere filiere produttive, nella ricerca di vie nuove allo sviluppo, nell’impegno per essere strumento utile alle giovani generazioni che cercano di costruirsi una risposta al bisogno di lavoro, nella capacità di fornire servizi e fare investimenti per innovare la rete commerciale e non solo, fino all’idea di promuovere una diretta e diversa partecipazione dei cittadini all’erogazione dei servizi pubblici questo il contributo che possiamo portare.
Esiste un problema di crescita dell’equità, della giustizia, della produttività e della qualità. Per frenare una progressiva e pericolosa perdita di responsabilità da parte degli attori economici, sempre più svincolati dal bene comune delle loro comunità di riferimento, è necessaria la creazione di sottoinsiemi di vita economica nei quali la fiducia venga effettivamente praticata, rinforzando abitudini virtuose tramite la realizzazione e l’intensità degli scambi. È proprio questo il ruolo vero e profondo nel quale si esprime la cooperazione, ossia persone che si associano in funzione di uno scambio mutualistico (il lavoro, la casa, i consumi).
Ci sono quindi alcuni compiti e funzioni che soprattutto la cooperazione, per natura e per missione, può e deve assumersi, tra cui:
– Emancipazione: da oltre un ventennio crescono le diseguaglianze. La capacità delle generazioni successive di migliorare le proprie condizioni rispetto a quelle dei genitori si è molto ridotta. La cooperazione ha storicamente svolto una funzione di emancipazione che oggi, in condizioni nuove, deve e può continuare a svolgere. Per esempio, la cooperativa può essere lo strumento attraverso cui giovani e donne, anche con importanti bagagli formativi e professioni innovative, possono organizzare il proprio futuro senza doverlo necessariamente pensare altrove. Per questo, abbiamo predisposto strumenti finanziari e di supporto perché ciò possa avvenire, frenando così l’inarrestabile esodo di giovani talenti o favorendo il loro rientro dopo esperienze utili ed arricchenti per l’intera società. L’inclusione e la promozione del protagonismo economico e sociale di giovani, donne e migranti è la sfida che la cooperazione vuole raccogliere, un lavoro antico, l’emancipazione degli esclusi, che diviene strategico nell’attuale quadro demografico e su cui siamo impegnati anche in collaborazione con gli uffici municipali a ciò dedicati. I risultati ci stanno dando ragione e ripagano l’impegno profuso grazie al formarsi di nuove e dinamiche imprese cooperative giovanili.
– Innovazione: il movimento cooperativo ha dato una forte spinta innovativa all’evoluzione storica ed allo sviluppo economico e sociale creando nuovi mercati o innovando mercati esistenti (come nel caso della cooperazione sociale, agricola e di consumatori). Potremmo dire che l’innovazione è la vera cifra della cooperazione. Oggi l’innovazione si può tradurre nella ricerca di modi nuovi di stare sul mercato attraverso diverse applicazioni di tecnologie e socialità. Sperimentare, promuovere modelli ibridi e nuovi: questa è la frontiera su cui siamo impegnati convinti che possa essere un importante contributo al rilancio di Genova e della Liguria.
– Lo sguardo verso l’Europa: il movimento cooperativo, presente e radicato in tutta Europa e nel mondo, forte dei suoi valori di partecipazione democratica, collaborazione e sostegno tra cooperative può essere parte del tessuto connettivo su cui promuovere un percorso di formazione di una coscienza europea in cui le città metropolitane, in rete tra di loro, stanno dando un contributo originale cui anche Genova deve e può contribuire.

La cooperazione negli ultimi anni
Anche la cooperazione ligure, analogamente a quanto è avvenuto a livello nazionale, ha fortemente sofferto la crisi, in particolare a partire dal 2013. Le difficoltà hanno riguardato settori diversi e colpito anche le importanti cooperative “nazionali” stabilmente presenti sul nostro territorio in particolare, ma non esclusivamente, nel comparto delle costruzioni. Ciò non di meno i livelli occupazionali, nel loro complesso, non solo hanno tenuto ma sono cresciuti (oltre 28.000 gli addetti delle cooperative liguri di cui circa il 60% nell’area metropolitana) con un contributo per dimensione d’impresa, occupazione giovanile e femminile che va ben oltre la quota media di presenza rispetto alle altre tipologie d’impresa.
Industria ed innovazione
Il sistema industriale ligure, ancorché fortemente ridimensionato, continua a svolgere un ruolo importante, in alcuni casi di valenza nazionale ed internazionale, con straordinarie eccellenze in settori innovativi e con la possibilità di portare un importante contributo al sistema Paese.

Il movimento cooperativo potrebbe contribuire al consolidamento e mantenimento di intere filiere se si maturasse la consapevolezza che, prima di chiudere, è possibile verificare la fattibilità, certo non scontata, di operazioni di Workers Buyout. Operazioni non semplici che possono vedere l’intervento di strumenti finanziari specifici e competenze che il movimento cooperativo ha saputo costruire è può mettere a disposizione della comunità.
Genova è sede di importanti enti di ricerca come Università, CNR, IIT e la Regione in questi anni ha svolto, innanzitutto attraverso la L.R. 2/2007, un importante ruolo di coordinamento, promozione dell’innovazione e sviluppo di un maggior collegamento tra il sistema della ricerca e quello produttivo.
Poiché l’innovazione tecnologica è pervasiva di ogni ambito di attività, è necessario promuovere cultura e sperimentazione in ogni ambito senza pensare che sia riservata solo alle imprese hi tech.
Università e città universitaria
In questo è centrale il ruolo dell’Università la cui presenza è un grande punto di forza su cui è necessario investire di più in servizi agli studenti (all’abitare, allo studio, al rapporto con le imprese), di proposta culturale e di svago. Una città accogliente con gli studenti sarà una città più dinamica e aperta capace di avere in questo uno dei principali driver del suo sviluppo. La presenza dell’Università e la sua valorizzazione non è quindi una questione che riguarda la sola istituzione universitaria, ma investe l’intera comunità. Le esperienze attivate dal movimento cooperativo in questi anni per promuovere tra gli studenti cultura d’impresa e fornire loro servizi all’abitare ed allo studio sono positivi esempi che vanno ampliati e rafforzati.

La Portualità e la logistica
Il cluster marittimo portuale rappresenta per Genova un valore che va ben oltre il già significativo dato delle attività “dirette” con competenze che coinvolgono le libere professioni (commercialisti e studi legali), le assicurazioni (con la presenza, tra le altre, della sede di direzione di Siat, compagnia del gruppo UnipolSai specializzata nel ramo trasporti e tra i leader mondiali del settore marittimo) il vasto ambito della logistica e non solo.
Un’indagine svolta nell’ottobre 2016 per Repubblica dalla società di consulenza e revisione PwCSe rivela che la “blue economy”, quell’aggregato unico di produzione e servizi che riunisce porti, armamento, cantieristica, nautica, pesca, turismo e professioni, da sola vale undici miliardi di euro di fatturato aggregato nel 2015 (dato in crescita del 3,09% rispetto al 2014). Una consapevolezza che a volte sembra mancare alla città e su cui è necessario lavorare migliorando il rapporto tra porto e città completando il disegno del water front e migliorando i percorsi d’interconnessione anche attraverso progetti come “evento bastimento” (http://www.eventobastimento.it) su cui la cooperazione è attivamente impegnata da alcuni anni.

Il piano strategico nazionale della portualità e della logistica affida a Genova un ruolo decisivo per affermare un “sistema mare” in grado di far recuperare all’Italia il profondo gap che la relega ad essere il fanalino di coda in Europa.
Mentre il traffico container nei primi 30 porti mediterranei risulta complessivamente triplicato in questi ultimi anni il porto di Genova è fermo ai sui 2ML di teu. Il prossimo raddoppio di Suez consentirà un ulteriore aumento dei traffici nei porti del Mediterraneo.
Il piano strategico nazionale individua le azioni da mettere in atto nei prossimi anni per sviluppare il sistema portuale italiano in primis quello di Genova.
Senza entrare nelle competenze proprie degli operatori e dell’Autorità di Sistema Portuale, pur auspicandone una rapida entrata a regime, ci limitiamo a identificare quelle che riguardano il Comune in quanto rappresentante di una comunità che deve vedere nel porto e nella logistica che opera intorno ad essa una opportunità di crescita economica e sociale che non sia a discapito della qualità ambientale, anzi ne sia fattore di miglioramento.
Sono note le conseguenze di una crescita dei traffici nel tessuto urbano: l’inquinamento, il caos della viabilità, sono due dei fattori negativi collegati alla crescita dello scalo ed alle attività logistiche collegate.
La città ha un ruolo importante. Può quindi vincolare il processo di crescita alla salvaguardia dell’ambiente e della vivibilità della città oggi fortemente compromesse.
A fronte di 2 milioni di Teu lavorati in porto si calcolano almeno 5.000-5.500 mezzi pesanti /giorno sulle strade della città.
Una città con pochissime aree di retroporto se intende aumentare i volumi di traffico (3-4 ml di Teu) ha bisogno di rendere rapidissimo ed efficiente il trasbordo da nave a terra proiettando le merci su aree retro portuali a completamento dei servizi da e per la banchina. L’occasione di vedere liberate tratte secondarie di ferrovie verso il nord do vuta alla realizzazione della linea veloce GE-MI va raccolta dal Comune come l’occasione per liberare, tramite la veicolazione della ferrovia, buona parte del trasporto su gomma spostando quest’ultimo nel retro porto (le aree del basso Piemonte) per la tratta finale di destinazione merci. Ciò presuppone un progetto concertato con gli operatori per il reperimento e l’efficientamento delle aree oltre che un accordo con le ferrovie per l’utilizzo delle tratte.
Risultato di questa operazione: abbattimento dei livelli di inquinamento e alleggerimento del sistema di traffico cittadino.
In attesa che si realizzi l’ammodernamento infrastrutturale, rispetto al quale registriamo alcuni significativi passi avanti, è necessario altresì prevedere interventi che favoriscano una maggiore efficienza del sistema ed in particolare un’adeguata, ed attesa da troppi anni, rete di autoparchi e servizi all’autotrasporto in prossimità del porto.
Altro terreno di impegno da parte del Comune per favorire la crescita della logistica nel rispetto della qualità ambientale è l’approvvigionamento di carburanti alternativi per l’autotrazione pesante. In particolare il Metano (GN) e il BioMetano ottenibile da fonte rinnovabile.
A livello comunitario, la Commissione Europea (CE), con la direttiva 2014/94/EU, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sullo sviluppo dell’infrastruttura per i combustibili alternativi (DAFI), ha previsto che gli Stati Membri adottino, entro il 2016, dei piani di sviluppo delle diverse fonti alternative per il settore dei trasporti. In tale contesto si colloca anche il GN ed il piano strategico nazionale per il suo sviluppo.
Nella direttiva 2009/28/CE, (D.Lgs. 28/2011) il biometano proveniente da rifiuti urbani organici, viene espressamente indicato come uno dei biocarburanti con più alta percentuale di riduzione di gas serra (oltre l’80%) e al massimo livello tra i biocarburanti producibili con le tecnologie attualmente disponibili, mettendo a frutto una produzione che oggi rappresenta un costo di smaltimento ma che invece può rappresentare un vantaggio diffuso: lo smaltimento del cosiddetto “umido”.
Genova può raccogliere circa 80.000 tonn. di rifiuti organici. Questi, trasformati in Biogas da alcuni biodigestori produrrebbero diversi milioni di metri cubi di Biometano sufficienti per alimentare centinaia di mezzi pesanti.
L’utilizzo di Biometano da trazione abbatterebbe notevolmente gli inquinanti in città e darebbe una soluzione vantaggiosa sia agli autotrasportatori ma anche ad Amiu che si vedrebbe abbattere i costi di smaltimento.
Le aree industriali per la collocazione dei biodigestori non mancano (da quella della dismessa centrale Enel alle molte aree presenti nella Valpolcevera e del primo entroterra genovese).
Il movimento cooperativo è pronto ad investire in questa direzione sia dal punto di vista industriale che sul fronte dell’autotrasporto di cui rappresenta, per numero di motrici e capacità organizzativa, parte importante e dinamica.
La riforma ha lasciato aperto il tema del lavoro portuale e temiamo possa paventarsi lo spettro della deregolamentazione da cui trarrebbero beneficio solo le cooperative spurie, riproducendo anche all’interno delle aree portuali e immediatamente retrostanti quanto di peggio è avvenuto nel comparto della logistica. È necessario individuare percorsi di riforma ed innovazione che, nella ricerca della necessaria maggiore efficienza, partano dal rispetto della specificità del lavoro portuale. Le Compagnie portuali devono assumere un ruolo di leader in questo lavoro di riforma ed innovazione.
Il nostro porto, che insiste dentro la città, in attesa che giungano a compimento le grandi opere in fase di progetto e/o realizzazione, palesa talvolta limiti strutturali che mal si relazionano con le esigenze imposte dal crescente fenomeno del “gigantismo navale”. È pur vero che non c’è nessuna statistica invocata per calcolare i costi della insicurezza, perché la tendenza è quella di valutarne gli effetti post mortem. Se oggi i nostri porti sono tra i più sicuri, questo lo si deve alla generale funzione dei “servizi tecnico-nautici” che rappresentano un presidio affidabile, professionalmente preparato sotto la vigilanza e il controllo dell’Autorità marittima, che con la sua attenta regia, fattivamente contribuisce a evitare incidenti e/o validamente operare per attenuarne gli effetti qualora succedano. Sono anche queste le ragioni per le quali in materia di Servizi tecnico-nautici suggeriamo che venga mantenuta e rafforzata la titolarità statale per la loro disciplina e la relativa tariffazione.
Il sistema infrastrutturale e logistico di “servizio” ai porti è fondamentale per garantirne la competitività, la crescita e la compatibilità con la qualità ambientale e della vita per questo è necessario procedere alla realizzazione delle infrastrutture a servizio dei porti (Terzo Valico, nodo ferroviario di Genova, raddoppi dell’Aurelia, strada a mare di Cornigliano, nodo di San Benigno, Gronda Autostradale di Genova).

Turismo
Le politiche per il turismo investono il più ampio ambito della “qualità della vita”. Una città accogliente, pulita, con un sistema di trasporto urbano e di servizi efficiente, capace di promuovere un modello di turismo sostenibile è una città dove vivono bene sia i residenti sia gli ospiti. Riteniamo questi obiettivi e questa cultura una precondizione per una città che voglia crescere. Su questo molto resta ancora da fare.
Il Turismo è senza ombra di dubbio una delle grandi opportunità che la nostra città deve cogliere ed ha saputo cogliere come dimostrano i dati sul turismo culturale e non solo.
Siamo convinti che alcuni dei driver della crescita si integrino in un macroambito che potremmo definire della “valorizzazione integrata del territorio” il cui sviluppo può consentire un rafforzamento della città e della sua dotazione imprenditoriale ed occupazionale. È questo un ambito in cui l’impresa cooperativa, per sue intrinseche caratteristiche, è particolarmente adatta, e per questo abbiamo promosso una specifica progettualità ed azioni di sostegno alla crescita ed allo sviluppo del turismo sostenibile come ha dimostrato il recente svolgimento a Genova della Borsa Italiana del Turismo Cooperativo ed Associativo. La filiera agro-alimentare e della pesca rappresenta una componente d’integrazione dell’offerta turistica con ottime prospettive di sviluppo. Oltre alle azioni di sostegno delle realtà di eccellenza, oggi esposte a una forte concorrenza internazionale, si rivela sempre più importante la difesa e la promozione della tipicità, che costituisce il supporto ed il volano di tutta la filiera della ristorazione e del turismo di qualità, struttura portante della valorizzazione del territorio.

La valorizzazione dei beni culturali
La gestione del territorio, in uno scenario in cui il settore pubblico ha risorse sempre più scarse, lascia completamente irrisolti i problemi della gestione dei beni pubblici soprattutto di quelli appartenenti al c.d. patrimonio minore diffuso (per esempio la rete dei forti) fonte, allo stesso tempo, di preoccupazione (per gli enti pubblici) ed interesse (per i possibili gestori privati). È anche su questo tipo di patrimonio che riteniamo possa essere giocato un ruolo attivo da parte del mondo della cooperazione.
In tutto questo ambito l’Amministrazione Comunale deve compiere una scelta decisa verso una sempre più ampia sussidiarietà e protagonismo dell’impresa nei modelli gestionali così da rafforzare i servizi al turismo e l’attrattività complessiva del sistema.
L’idea che abbiamo è quella di costruire un modello di vera sussidiarietà anche nella gestione dei beni culturali. Nel turismo in generale, nei servizi al turismo, la presenza dell’impresa privata è un fatto consolidato non solo nella ricettività, ma nella gestione dei beni culturali non è così. Non siamo abituati all’idea che ci possa essere un operatore non pubblico, oppure pensiamo che l’operatore non pubblico debba avere un ruolo di tipo ancillare. Noi pensiamo invece che sia arrivato il momento per effettuare un salto di qualità e lo sforzo che stiamo facendo è proprio questo. Costruire dal basso un nuovo modello economico, fatto della partecipazione fattiva, di tante imprese e di tante persone, persone prevalentemente giovani e molto qualificate.
Liguria al terzo posto per turismo culturale
I flussi turistici in Liguria hanno sicuramente beneficiato del crescente apporto della componente culturale. Secondo dati provvisori diffusi dal Ministero dei Beni culturali (MiBACT), nel triennio 2014-2016 l’aumento dei visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche della Liguria è stato del 17,5% e il valore colloca la regione al terzo posto in Italia per dinamica delle presenze nel periodo. Nell’ultimo anno, la crescita di visitatori nei musei liguri ha segnato un +64,7%, il tasso più alto d’Italia e molto superiore alla regione seconda classificata, la Calabria, che ha registrato un incremento del 39%, ma – è bene sottolinearlo – la regione rimane terzultima per numero globale di visitatori dei musei statali: 205.967 unità per 390.503,55 euro di introito lordo (ISTAT 2017).
Se il fenomeno riguarda – con rare eccezioni – l’intero comprensorio ligure, è stato il capoluogo regionale a beneficiare maggiormente della crescita del turismo culturale nella regione. Il processo incominciato nel 1992 con il recupero delle aree del porto antico, consolidato con Genova capitale della Cultura nel 2004 e proseguito con la messa a sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli ha costituito il sostrato necessario al decollo della città come meta privilegiata del turismo culturale italiano ed internazionale.
Nell’ultimo anno, inoltre, la gestione da parte del capoluogo della tassa di soggiorno nata dall’impegno congiunto di Comune e Camera di Commercio nell’agosto 2016 (destinata per il 40% al decoro della città e al miglioramento delle strutture ricettive, la restante parte alla promozione), identificata come Good Practice europea – unica in ambito turistico e culturale – ha generato circa 2 milioni e mezzo di euro.
I risultati si sono potuti osservare nell’ultima Giornata dei Rolli e nella Giornata delle Botteghe Storiche, che hanno totalizzato elevatissime presenze. Manifestazioni come il Festival della Scienza, la programmazione dell’ultimo quinquennio di Palazzo Ducale, le due novità rappresentate da Villa Durazzo Pallavicini (a gestione cooperativa) e Palazzo Reale hanno avvicinato la città alle mete più frequentate della nazione, veicolando il prodotto Genova in tutte le sue forme e operando da volano anche per le attrazioni secondarie.
Questa la direzione su cui bisogna continuare a lavorare.

Accoglienza turistica
La riforma “incompiuta” delle province ha fortemente indebolito il sistema d’informazione ed accoglienza turistica che, nonostante l’auspicabile crescente ricorso alle nuove tecnologie, resta un architrave fondamentale dell’industria turistica.
Proponiamo la formazione di un sistema diffuso, integrato con quello pubblico che ne resta il fondamentale architrave, d’informazione turistica che, senza far crescere la spesa corrente della P.A., migliori l’accoglienza turistica e rafforzi la competitività del sistema.
Attraverso la costruzione di una rete di esercizi pubblici e commerciali sul modello dei Bistrot de Pays francesi che integri l’offerta e migliori la cultura dell’accoglienza rendendo il territorio protagonista.
Cooperative di comunità
L’autoaiuto e l’autorganizzazione dei cittadini può essere strumento potente di rivitalizzazione delle aree svantaggiate, a partire dalle c.d. aree interne e dei quartieri più “difficili”. Dentro una nuova dimensione del rapporto tra cittadino, comunità ed istituzioni è possibile promuovere un nuovo modello di sviluppo sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale.
Strumento ideale per la rivitalizzazione delle aree interne del Paese, la cooperazione di comunità può assolvere un ruolo non trascurabile nel contesto urbano.
Non a caso, il Ministero per lo Sviluppo Economico nel suo Studio di fattibilità sulle cooperative di comunità del 2016, sottolinea l’importanza di un ragionamento sulle «potenzialità di sviluppo di questa forma imprenditoriale in contesti più distanti e vulnerabili non tanto in termini strettamente geografici bensì in termini di presenza e concentrazione di investimenti pubblici e privati». Si tratta di un percorso su cui si stanno concentrando molte attenzioni, sia di una parte della cooperazione (come quella di abitazione e sociale), sia delle amministrazioni pubbliche e di associazioni o Fondazioni.
I progetti urbani di cooperazione di comunità (ad esempio nel problematico quartiere Pilastro di Bologna, oppure a Reggio Emilia) si concentrano su attività che vedono i quartieri protagonisti di una ri-costruzione delle relazioni a partire da una rivitalizzazione – anche economica – che apra nuovi spazi e nuove occasioni per chi in questi quartieri vive e subisce quotidianamente situazioni di isolamento, difficoltà nelle relazioni e nell’accesso ai servizi.
In sostanza si vuole valorizzare il protagonismo del territorio e dei suoi abitanti, in grado di sviluppare iniziative utili ai quartieri e sostenibili economicamente.

Commercio
Per quanto dal 2015 vi sia stata una lieve ripresa dei consumi, le famiglie per molto tempo ancora non torneranno ai consumi del periodo prima della crisi. Durante la crisi si sono affermati stili di consumo più sobri che sono diventati ‘vissuto’ culturale di fondo, e che quindi permarranno a lungo.
In questo nuovo scenario, tutto il settore distributivo è chiamato a nuove sfide in termini di innovazione rispetto ai cambiamenti dei consumatori.
Anche le imprese cooperative sono impegnate nella ricerca di forte innovazione delle proposte commerciali e della massima efficienza gestionale per incontrare le esigenze dei consumatori e per trasferire ad essi sempre maggiore convenienza: in questa direzione hanno già programmato ingenti investimenti per innovare la propria rete di vendita.
Grande attenzione sarà posta, nelle azioni di innovazione degli assortimenti, ai prodotti tipici e alle produzioni locali, per preservare il sostegno alle produzioni locali (tipiche e non) che ha caratterizzato le cooperative in questi ultimi anni, ed ha consentito a molti fornitori di crescere, in termini qualitativi e quantitativi, contribuendo al rafforzamento dell’economia regionale.
In Liguria, anche negli anni della crisi sono aumentati notevolmente sia il numero dei punti di vendita, sia la superficie di vendita: questi incrementi hanno riguardato solo in minima parte la rete commerciale cooperativa.
In questo quadro è necessario evitare sconvolgimenti del settore e favorire iniziative capaci d’integrarsi con il tessuto commerciale esistente, favorendone una graduale evoluzione attraverso un processo di modernizzazione che limiti la sovrapposizione di punti di vendita, favorisca la specializzazione e la qualificazione, in modo tale che il complesso dell’offerta commerciale sia sempre più capace di rispondere alle attese dei consumatori.
Per quanto riguarda le imprese attive nei settori della distribuzione, è necessario consentire loro processi di di trasferimento ed ampliamento in siti più adeguati che producano riduzione dei costi, maggiore capacità competitiva, e contribuiscano a migliorare l’assetto urbano circostante, in particolare per l’aspetto della sicurezza idraulica.
La distribuzione cooperativa, mentre chiede questa attenzione, si impegna a garantire, così com’è nello spirito cooperativo, la ricerca della massima produttività e riduzione dei costi a favore dei consumatori.
Gli sforzi d’investimento sul sistema infrastrutturale divengono fondamentali per rendere il sistema della logistica delle merci sempre più efficiente e limitare l’elevata incidenza di costo che determina alla rete di vendita ligure.
Nello scenario di cambiamento che stiamo affrontando sarà utile sostenere politiche di cooperazione e di aggregazione tra le piccole imprese commerciali per consentirne l’ammodernamento ed il rilancio.

Welfare
Il panorama che si presenta in Liguria e a Genova, pur se frammentato, evidenzia un dato omogeneo: nonostante le difficoltà del mercato, vi è stata una tenuta occupazionale che non ha confronti con altri settori economici.
In Liguria e a Genova, nel quadriennio 2013/ 2016, l’incremento occupazionale è stato di oltre il 10%. La cooperazione sociale ha retto l’impatto della drastica diminuzione delle risorse, a volte ristrutturando l’organizzazione, ma più spesso mettendo a disposizione della difesa dell’occupazione e dei servizi risorse proprie.
Significativo il contributo che la cooperazione sociale ha dato alla condizione di vita nelle comunità, connettendo welfare e sviluppo locale. Esemplare, in tal senso, è l’impegno delle cooperative sociali nei percorsi di rigenerazione urbana, nella gestione dei beni confiscati alle mafie e nella rianimazione delle periferie della nostra città. Operare per rafforzare questi aspetti può essere, a nostro avviso, uno degli elementi di forte interazione tra Comune di Genova e Cooperazione sociale. Utilizzare i beni confiscati e il patrimonio pubblico dismesso per costruire processi di rigenerazione urbana, progetti di housing sociale (in collaborazione con le cooperative di abitanti), servizi di alta e bassa soglia, attraverso, per esempio, percorsi di project financing è una delle proposte che avanziamo.
Il cosiddetto welfare è l’altro filone che proponiamo alla discussione degli Stati Generali.
Il welfare aziendale è una delle soluzioni che si stanno sperimentando con successo, sia da parte del sistema delle imprese, sia da parte della cooperazione sociale, quale organizzatore e gestore di servizi. Immaginare una rete che integri il complesso ed eterogeneo panorama del welfare aziendale con la rete di servizi pubblici (quasi tutti gestiti dalla cooperazione sociale) può essere occasione di consolidamento, estensione, articolazione dei servizi, tutela dell’universalismo del sistema di welfare, oltre che di promozione di nuovi servizi; insomma l’occasione di fare sistema anche in questo ambito, attraverso la costruzione di piattaforme per l’accesso a gestione pubblico/privato, fermo restando la presa in carico del pubblico per i cittadini più fragili e senza tutele contrattuali.
Aprire un confronto tra Organizzazioni di categoria, Amministrazione Comunale su questi temi e con questi obiettivi può essere il punto di partenza.
Il sistema degli appalti nel sociale dimostra tutti i suoi limiti. Non appare sufficiente, nonostante il nuovo codice, a tutelare la qualità delle prestazioni e la tutela dei lavoratori. È necessario un superamento effettivo del sistema del massimo ribasso, che se pur esplicitamente abolito nel nuovo codice, nei fatti ritorna con le formule astruse utilizzate nel valutare l’offerta economicamente più vantaggiosa.
Proponiamo e sosteniamo forme più evolute di partnership tra cooperazione sociale ed ente pubblico che, nel pieno rispetto della trasparenza, accrescano il potenziale umano e professionale (irrinunciabile nel sociale); pensiamo ai patti di sussidiarietà, all’accreditamento (fatto con criterio), alle concessioni fino alle società miste.
Auspichiamo che la Regione Liguria persegua, con coerenza, la riorganizzazione dei servizi in un’ottica di effettiva integrazione fra sociale e sanitario (che vuol dire anche trasferimento di risorse), che coinvolga pienamente, non solo i livelli istituzionali e le professioni mediche e tradizionalmente sanitarie, ma anche i soggetti, come la Cooperazione Sociale, che sul versante della promozione della domiciliarietà e dei servizi integrati di territorio hanno sviluppato esperienze e competenze eccellenti, sia sul piano dell’efficienza e della sostenibilità che della qualità e utilità sociale. Questo vuol dire rafforzare il ruolo, peraltro assegnato dalla Costituzione, del Comune nelle politiche socio-sanitarie; integrare di più le politiche comunali con quello di ALISA/ASL, può essere un ulteriore volano di sviluppo occupazionale, di efficienza e di maggior tutela dei cittadini, in particolare quelli più fragili, contrastando l’esclusione sociale che deriva alle persone non autosufficienti, ai disabili, sofferenti psichici da risposte di sanitarizzazione ed istituzionalizzazione non appropriate né necessarie.
Investire sul lavoro nelle politiche dell’occupazione, a partire dal sostegno all’occupabilità di quanti, sul mercato del lavoro, partono “svantaggiati”, per fornire alle persone opportunità nuove, evitare un ingiustificabile spreco sociale e finalizzare in maniera più concreta le risorse del welfare, in modo che la loro integrazione possa incidere positivamente sulle dinamiche qualitative dello sviluppo. Il ruolo della cooperazione sociale di inserimento lavorativo (tipo B) su questo punto può diventare formidabile perché, in questi anni, ha dimostrato di saper svolgere un’importante funzione, sia come partner attivo della pubblica amministrazione sia come impresa capace di attivare e sviluppare attività in moltissimi settori produttivi e di mercato finalizzato alla creazione di opportunità lavorative non solo per persone svantaggiate ma, anche, per larghe fasce di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro e con grosse difficoltà a rientrarvi.
Rilanciamo, pertanto, la richiesta di destinare almeno il 5 % del budget annuale, destinato all’acquisto di beni e servizi del Comune e della Città Metropolitana, alle imprese che realizzano inserimenti lavorativi di persone svantaggiate (non solo le coop sociali), come previsto da Legge Regionale e Delibere del Comune di Genova, ma, soprattutto, alla luce del nuovo codice degli appalti che all’Art. 112 prevede questa possibilità.

Migranti
La politica di accoglienza dei migranti è elemento fondamentale per la costruzione di una società aperta, giusta capace di crescere in armonia, di cogliere le energie vitali che da tale fenomeno possono derivare soprattutto in un quadro demografico che segna un “bisogno” di nuovi cittadina, ma nello stesso tempo di governare le tensioni sociali che potrebbero derivare da un mancato governo di un fenomeno cosi complesso.
Come alleanza delle Cooperative Italiane Ligure abbiamo costruito la carta della buona accoglienza che abbiamo condiviso e firmato con ANCI Liguria nel Luglio scorso.
La cooperazione sociale si muove in ossequio ai principi e alla metodologia della carta ponendo la massima attenzione al rispetto di procedure e tempi previsti dalla legge in materia di esecuzione dei rapporti contrattuali tra pubblico e privato e impegnandosi per segnare la distanza dalle realtà che approfittano della situazione di bisogno per trasformarla in un business.
Le nostre cooperative lavorano per favorire un’accoglienza di qualità utilizzando le risorse non solo per provvedere nella maniera migliore possibile al soddisfacimento dei bisogni primari (alloggio, vitto, vestiario) ma anche investendo in formazione per gli operatori e per le persone accolte, con l’obiettivo di favorire un’integrazione reale e produttiva. I percorsi formativi vanno dalla formazione di base (lingua italiana, educazione civica) fino a percorsi formativi mirati all’acquisizione di professionalità (corsi di Sartoria, cucina, manutenzione del verde, ecc.).
Riteniamo necessario puntare ad un’accoglienza diffusa con strutture di piccole dimensioni che evitando la concentrazione favoriscono i rapporti interpersonali e l’integrazione con le comunità. In alcuni casi le nostre cooperative gestiscono strutture più grandi (mai grandissime), si tratta di forme di prima accoglienza, finalizzate all’accompagnamento mirato verso altre strutture in una logica di filiera , di appropiatezza e di coerenza dei gruppi!
In questa direzione sosteniamo il superamento del sistema duale (SPRAR – Prefettura) con l’assorbimento graduale nel sistema SPRAR come processo di accreditamento permanente sulla base di una procedura selettiva e rigorosa dei progetti perché questo consente di:
 offrire mirate misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario;
 favorire il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una concreta autonomia che si caratterizza per l’articolazione appunto in strutture di piccola
dimensione, diffuse sul territorio;
 garantire la titolarità pubblica degli interventi, poiché è proprio sulla responsabilità
pubblica che si gioca la sostenibilità e l’adeguata connessione degli interventi con la
rete dei servizi del territorio;
 tutelare e rendere esenti da tensioni i territori che accolgono le strutture.
Riteniamo fondamentale la strutturazione di un dialogo costante tra le persone accolte e la cittadinanza, affinché il valore aggiunto della buona accoglienza contribuisca a contrastare i pregiudizi e la disinformazione, primo ostacolo di un’efficace inclusione sociale. Per questo oggi proponiamo la costruzione di sportelli di quartiere li dove le nostre cooperative agiscono in collaborazione con i servizi pubblici per spiegare, per rendere trasparente la gestione delle risorse , accettare le critiche, farsi carico dei problemi.
Le politiche per l’abitare
Una città che guarda al futuro e annuncia di ritornare a crescere deve inserire imprescindibilmente le politiche abitative tra gli Item su cui lavorare. Deve saper analizzare i bisogni, progettare le risposte a tali bisogni e individuare risorse da destinare. Le esigenze abitative sono di diversa natura e la domanda di casa è trasversale alle classi sociali, di età, reddito e tipologie di utilizzo. La sola categorizzazione tra casa pubblica (ARTE) e casa privata, che sia basata sul modello immobiliare puro privato o cooperativo, è da considerarsi desueta e non rispondente ai bisogni della domanda. Il problema casa si interseca con una serie di dinamiche che incrociano stock abitativo disponibile sul mercato. Questo stock si suddivide tra case abitate e da riqualificare, case sfitte, immobili vuoti e da ristrutturare, nuovo invenduto, npl e sofferenze immobiliari in pancia alle banche, immobili acquisiti da fondi immobiliari, ingenti aree da ridestinare e riqualificare. Una capace programmazione deve dare delle priorità rispetto alle risorse da destinare. Occorre definire in una concertazione di sistema quali siano i bisogni a cui destinare le risorse, quantificare le risorse e modulare un’architettura finanziaria mista pubblica privata, di provenienza bancaria, finanziaria (fondi immobiliari), Cdp, credito sportivo, finanziamenti ministeriali ed europei dedicati. Il modello concertativo e della coprogrammazione non può interessare tutti i soggetti che si occupano del tema casa, questo modello è un modello vecchio che tende a trovare risposte a tutto e non individua le priorità di sviluppo verso il quale un’Amministrazione vuole andare. Sta alla politica individuare le priorità e ai portatori di interessi, suddivisi per settori di intervento, proporre soluzioni concertate. In questa visione molto pragmatica e programmatoria delle previsioni di intervento la Cooperazione può giocare un ruolo significativo nella capacità di aggregare la domanda, anzi le domande, nella programmazione di community management (riorganizzazione dei servizi delle comunità, coinvolgimento dei cittadini in percorsi partecipativi di miglioramento dei luoghi di vita e di lavoro) nei servizi all’abitare, nella progettazione e gestione dei servizi di welfare di comunità e welfare aziendale che devono essere modulati secondo i bisogni. Il mix di competenze della cooperazione sociale, della cooperazione di abitanti, della cooperazione di comunità, della cooperazione di lavoro e la cooperazione del consumo e dei dettaglianti, così come la cooperazione di utenza in generale nella gestione dei beni collettivi (energia, acqua, rifiuti, gas), si candida a questo ruolo. La capacità strutturata di dialogare con chi cerca casa (domanda aggregata a seconda delle tipologie: studenti, fasce deboli, migrazione, lavoratori fuori sede, lavoratori a progetto legati a tempi di vita definiti nella città in cui sono chiamati a svolgere la propria attività professionale così come il lavoro stagionale in una città sempre più a vocazione turistica, il lavoro ad alto contenuto professionale ecc.), la capacità di aggregare la domanda tradizionale di chi cerca casa (classica cooperativa di abitanti), la capacità di dialogare con gli istituti di credito, oggi i principiali immobiliaristi sul mercato, e la modalità cooperativa di fornire modelli abitativi e di servizi in forme diverse e plasmate su bisogni differenti ci impone di candidarci a svolgere un ruolo primario. Il modello per le politiche abitative che proponiamo non vuole sovrapporsi alla definizione delle politiche pubbliche per sostituirsi a quel tipo di offerta (benché abbia la possibilità di integrarla), non vuole sostituirsi al sistema collaudato della rete di agenti immobiliari, non vuole sostituirsi alle organizzazioni sindacali o professionali che trattano il tema casa nelle diverse declinazioni. Il nostro modello e le modalità di concertazione e coprogettazione può essere un modello autonomo rispetto al quale ci proponiamo di individuare i settori di intervento con l’Amministrazione e di verificare le sinergie con altri. Chiediamo pertanto come Alleanza delle Cooperative un tavolo dedicato in cui la cooperazione si confronti con l’Amministrazione su analisi, priorità e linee di intervento.

L’efficienza della P.A.
L’efficienza della P.A. e la sua capacità di prevedere procedure e tempi certi sono fattori sostanziali per determinare la competitività di un territorio. Oggi spesso ci troviamo di fronte ad una P.A. inefficiente e legata più a logiche di procedura, arbitrio, veti tra uffici diversi, che a responsabilità, lavoro per obiettivi e capacità di ascolto delle esigenze dell’impresa.
L’obiettivo deve essere quello di garantire trasparenza, tempi, regole e procedure rapide e certe. La nostra capacità di essere protagonisti, come siamo stati insieme agli enti locali, di politiche di sviluppo è fortemente messa in discussione dal taglio lineare della spesa pubblica e dal vero e proprio caos istituzionale. È necessario che le riforme procedano, ma nell’ambito di un disegno generale e coerente dell’impianto istituzionale, in cui trovi finalmente riconoscimento il concetto europeo di sussidiarietà. Il perseguimento di questo obiettivo è in contrasto con l’applicazione del massimo ribasso nell’affidamento di appalti per opere o servizi pubblici, e la mancanza dei necessari controlli sull’esecuzione ed il rispetto dei capitolati. L’affermazione del valore dei diritti dei lavoratori e della legalità come principi inviolabili (troppo spesso solo a parole!) trova nelle condizioni d’appalto il primo fondamentale banco di prova. Conseguenza dei tanti episodi d’illegalità, che hanno determinato una vera e propria ribellione sfociata in tangentopoli, è stato il diffondersi di una cultura del sospetto che non riconosce il valore dell’impresa e non consente di promuovere i necessari e trasparenti rapporti di partnership, tra pubblico e privato, che soli possono consentire innovazione ed efficienza al sistema. È necessario che la legalità diventi effettivamente un valore inviolabile ed effettivamente praticato e che nello stesso tempo si recuperi l’idea di una P.A. amica delle imprese e dello sviluppo.
L’Amministrazione Comunale ha la responsabilità di orientare i mercati ed in primis il proprio mercato!

PERCHE’ UN BLOG?

Perché fare il cooperatore vuole dire promuovere un modello di sviluppo equo e sostenibile, provare a migliorare la realtà attraverso un’efficiente azione imprenditoriale.

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No, non è una contraddizione in termini, ma è terribilmente complicato ed è quello che migliaia di cooperatori fanno tutti i giorni con impegno, fatica, errori, successi ed insuccessi. La sfida di tenere insieme obiettivi imprenditoriali e sociali, che è la vera diversità ed unicità della cooperazione, ha bisogno passione, di studio, di pensiero, di un continuo confronto di idee e di una costante verifica della coerenza tra valori e strumenti.  Con questo blog spero di offrire uno spazio di riflessione e di contribuire ad ampliare tutto ciò.

Uno spazio di confronto libero ed aperto che mi auguro possa incuriosire e coinvolgere sia chi conosce poco la cooperazione sia chi la vive come passione ed impegno quotidiano.

SAPERSI E VOLERSI RACCONTARE

Abbiamo l’esigenza di raccontarci, di ricordare i nostri valori e la nostra storia, di spiegare chi siamo e cosa facciamo, e possibilmente di farlo in modo efficace. Non è un “vezzo”, ma è un modo per entrare in sintonia con la società. Non è solo “questione di marketing”, ma è la nostra capacità osmotica di entrare (oppure no) in relazione con la nostra comunità (persone, imprese, territorio). Non è nemmeno una “faccenda tecnica” (anche se poi la tecnica insieme alla strategia ci vengono in aiuto) ma piuttosto un fatto identitario: il linguaggio è come il nostro abito e la nostra capacità di raccontarsi diventa un elemento fondante del nostro essere.

Questo significa non essere autoreferenziali ed essere in grado di modificare il nostro linguaggio. Un’organizzazione che non modifica il proprio modo di comunicare per entrare in relazione con la società di cui fa parte non solo è un’organizzazione che non innova (tema già di per sé rischioso in un contesto in grande e continuo cambiamento) ma significa anche non essere inclusivi. E la cooperazione per definizione è e deve essere aperta ed inclusiva.

legacoop liguria2

Una manifestazione con la cooperativa Il Cesto

Poi ovviamente ci vengono in aiuto sia la strategia che la tecnica. Ormai da qualche anno, come Legacoop Liguria  abbiamo attivato un piano strategico di comunicazione, potenziato alcuni strumenti di comunicazione (basti vedere l’aggiornamento continuo del portale web e la straordinaria attività di comunicazione che facciamo sui social), abbiamo rafforzato le relazioni con media e stakeholder del territorio, lavoriamo costantemente alla costruzione di network e nuove positive relazioni, organizziamo iniziative formative e informative su diversi temi e verso diversi “pubblici”.

Comunicare – infine – significa anche essere trasparenti, ovvero sapersi e volersi raccontare per quello che si è. Senza paura e senza nascondersi.

LE PAROLE DELLA COOPERAZIONE

In occasione della Biennale dell’Economia Cooperativa dello scorso dicembre, abbiamo invitato i partecipanti ad indicare in tre parole cosa significasse per loro “cooperazione”. Ne sono emerse 85 parole chiave diverse a significare la ricchezza interpretativa dell’esperienza personale di ciascuno nelle cooperative.

Tre sono state le parole più utilizzate: “solidarietà”, “condivisione”, “lavoro”. Si tratta di una narrazione di sé, dei propri valori e della propria diversità che all’interno di un mondo competitivo forniscono una carta d’identità precisa e inequivocabile.

#LaMiaCooperativa #WhyDolCoop #Coopcloud #CoopTag

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Dando una lettura più generale dell’impresa cooperativa e raggruppando le risposte fornite emerge che, la sfera attinente i valori imprenditoriali, economici e di efficienza “pesa” circa il 37% del totale, quella attinente i valori sociali dell’intraprendere cooperativo il 33% e infine con la sfera attinente la persona e la sua valorizzazione si arriva ad un altro 33%. Si tratta di dati, per quanto empirici, straordinari, a testimonianza della ricchezza percepita dell’esperienza cooperativa.

Dinamismo imprenditoriale, impegno sociale e attenzione alla persona allo stesso tempo rappresentano un messaggio che vale la pena divulgare.

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