Roma, 09/27/2020

Nella lettura di una selezione di discorsi di Wolfang Schäuble,  voluta dall’amico Carlo Forcheri, che ringrazio per questo lavoro e per avermelo segnalato, ho trovato molti spunti di riflessione su Europa,  crescita, sviluppo, rapporti tra società ed economia, ruolo dei media e degli intellettuali nel nostro Paese e anche sulla cooperazioneW.S. discorsi che pur non vi è citata, ma è al centro dei miei interessi e impegno.

Alla base del pensiero di Schäuble vi è una profonda spinta europeista e un’idea di politica del rigore che non è sacrificio per gli ultimi, ma presupposto per politiche di bilancio che siano pilastro di un progetto di sviluppo basato sull’economia sociale di mercato in una tensione sempre costruttiva per la realizzazione di armonia tra le forze del mercato e considerazioni di natura sociale dove “economia e società si appartengono in un’unicità”.

Un’armonia che non può nascondere la mancata crescita con il debito scaricato sulle future generazioni. Un’idea della stabilità di bilancio come fondamento di sviluppo duraturo, competitività e fiducia (elemento costitutivo dei mercati e dei rapporti tra cittadino e Stato). Insomma, se non hai i fondamentali a posto non potrai fare investimenti strategici e riforme capaci produrre ricchezza e benessere duraturi.

Viene subito in mente l’Italia che da oltre vent’anni si dibatte in una grave crisi di crescita, che si è fatta anche crisi sociale e democratica, perché incapace di rigorose e durature politiche di bilancio. Alla retorica delle riforme come sacrifico necessario, per altro sempre per gli stessi, fa da contraltare una politica demagogica e incapace di scelte che vadano al di là delle maggioranze che le hanno prodotte.

In questo modo la parola riforma è stata stuprata tanto che tutti hanno potuto definirsi riformisti ed a favore di riforme che in realtà non si realizzavano. Riformisti senza riforme e mancanza di un vero pensiero riformista che guardi al futuro, alla giustizia sociale ed alla felicità come un terreno necessario e possibile.

L’economia sociale di mercato – ci dice Scäuble – è una disciplina in continua tensione tra libertà, concorrenza e mercato da una parte, equilibrio e sicurezza sociale dall’altra [1].

Una tensione costruttiva che a mio avviso ben si attaglia anche al difficile equilibrio che l’impresa cooperativa deve costruire tra interesse mutualistico dei soci e solidità imprenditoriale a salvaguardia dei soci attuali, dei soci futuri e della comunità. Anche nell’impresa, a maggior ragione in quella cooperativa che non deve pensare solo alla massimizzazione del profitto, se non hai i fondamentali a posto non potrai fare investimenti capaci di consolidare il presente e rafforzare il futuro.

Molto interessante anche la riflessione sulle religioni, che da non credente ho trovato ampiamente condivisibile, e sulla necessità di valori etici e orientamenti perché, ci dice Schäuble, senza fondamento etico non potranno avere risposta le difficili domande del nostro tempo. E senza fondamento etico l’agire responsabile, sia in economia che in politica od in altri campi della vita, è difficilmente immaginabile. Così come è necessario mobilitare le forze che trasmettono fiducia a una comunità  come le nuove forme di auto-organizzazione dei cittadini che vogliono darsi da fare per la comunità [2].

Tra queste forme, aggiungo io, la più antica e nello stesso tempo la più innovativa è certamente la cooperazione che ha dimostrato di essere strumento funzionale a rappresentare, mediare e soddisfare bisogni diversi come quelli che, solo per fare un esempio, si manifestano nella gestione dei Beni Comuni.

Come avrete capito non è mia intenzione fare una recensione del libro, alla cui lettura vi invito, ne tantomeno avere l’ambizione di rappresentare il pensiero complesso e quindi inevitabilmente controverso di Wolfang Schäuble che ne emerge, ma condividere alcune riflessioni.

Il libro mi ha restituito un senso di inadeguatezza del ceto politico nostrano (troppo facile e scontato direte voi!) e più in generale dei media e degli intellettuali italiani che, che malati di shortermismo e retroscenismo  non riescono a trasferire ai cittadini uno scenario comprensibile né tantomeno contribuire a un dibattito all’altezza delle sfide e capace di riflessione, analisi, proposta. Insomma di contribuire alla costruzione di un disegno strategico che guardi al futuro.

Mi sono chiesto come mai, pur essendo un discreto lettore, mi fosse sfuggita la complessità di questa figura? Quanto spazio occupa nel nostro dibattito pubblico l’approfondimento della politica europea ed estera? Quanto spazio occupa il confronto delle idee? Poco e troppo spesso piegato a logiche di battaglia politica “locale”.

Ciò rafforza la mia convinzione, di cui ho più volte parlato e scritto, che la crisi italiana sia soprattutto una crisi culturale che ci blocca in un eterno presente privo di pensiero e quindi di visione per il futuro e per le generazioni che lo abiteranno.

Da qui si deve ripartire e ritengo che il pensiero e l’agire cooperativo molto possa dare in questa direzione.

Non basta però gongolarsi nella bellezza e attualità dei propri valori e principi perché i principi non si predicano ma si praticano e, nella temperie di questi tempi difficili, anche il movimento cooperativo ha bisogno di ricordarsi che solo la solida costruzione di un progetto strategico di medio-lungo periodo potrà offrire la rotta anche per le difficili scelte di breve periodo.

[1] Discorso tenuto di fronte alle fondazioni Konrad Adenauer e Ludwig Erhard il 18 maggio 2017. Wolfang Scäuble, Discorsi 2009-2017, pag. 115.

[2] Discorso tenuto alla riunione annuale del Tönissteiner Kreis a Berlino pubblicato il 24 gennaio 2009. Wolfang Scäuble, Discorsi 2009-2017, pag. 33-39