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@Gianluigi Granero

Category: Sviluppo Sociale

Imprese salvate dai lavoratori. Un racconto di lavoro che crea lavoro.

Roma, 4 novembre 2019

Teatri Uniti realizzerà (anche con il sostegno di Coopfond) un docufilm sulle imprese recuperate o workers buyout.

Un fenomeno in crescita su cui bisognerebbe ragionare di più come possibile attrezzo da inserire nella “cassetta” delle politiche industriali. Ha infatti dimostrato nel tempo capacità di rilanciare in forma cooperativa imprese in crisi o in difficoltà nel passaggio generazionale.

Se chiudi ti compro

Per approfondire:

Workers Buyout interventi di Coopfond al 2018

Da operaio a imprenditore quando i lavoratori rilanciano l’impresa. Ricerca Forum Diseguaglianze e Diversità.

Workers Buyout un fenomeno in crescita. Banca dati Italia Lavoro – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Se chiudi ti compro. Recensione del Centro Studi Cooperativi Danilo Ravera.

 

Le cooperative di comunità: tra innovazione sociale e cittadinanza attiva.*

9ea4ebbf-9ab7-471d-8f68-0ceda42ec2c1Non è ancora fatto politico, ma stanno crescendo nuove esperienze di cittadinanza attiva che provano, nel gran disastro civile del paese, a guardare al futuro. Le cooperative di comunità sono parte di questo universo di buone pratiche e di ricostruzione di valori comunitari. Ciò che le caratterizza è il mettere al centro della propria azione l’interesse della comunità più che l’attività svolta a favore soprattutto dei soci. Ciò rimanda a un quadro assai diversificato tra servizi alla persona, agricoltura, ambiente, cultura, turismo, gestione di beni comuni. Un’ibridazione organizzativa e funzionale non ancora riconosciuta dal legislatore e non priva di fragilità e difficoltà imprenditoriali.  Eppure al centro di una sempre più fiorente attività di studio e ricerca proprio per il grande potenziale che incorpora e per la capacità che sta dimostrando di incidere positivamente sul destino dei luoghi.

In realtà è un fenomeno non nuovo.  La stessa società dei Probi Pionieri di Rochdale (1844), da cui si data la nascita del movimento cooperativo moderno, considerata soprattutto finalizzata al consumo, è invece da leggersi come una realtà più ricca e articolata con al centro innanzitutto la possibile emancipazione di una comunità.  Così come il più recente e straordinario affermarsi della cooperazione sociale ha proprio tra i suoi fondamenti, riconosciuti anche per legge, il favorire l’inclusione e il ricomporre il tessuto comunitario.  Quindi potremmo dire che è una sorta di ritorno alle origini. Ma con forti elementi innovativi.

Nelle differenze ci sono comunque importanti caratteristiche comuni:

  • il prevalere di esperienze che partono dai margini, dalle periferie urbane o territoriali (le aree interne) connotate da forti criticità (shock) che innescano una reazione nella ricerca di soluzioni autorganizzate ed autogestite. L’innovazione sociale ha quindi nelle periferie un luogo di sperimentazione, vivacità e azione di straordinario valore ed interesse nella ricerca di soluzioni e opportunità di sviluppo sostenibile;
  • la presenza di risorse latenti (ambientali, culturali, sociali) che possono essere attivate attraverso la capacità di ricombinazione di innovazione;
  • l’importanza del capitale sociale, risorsa capace di attivare, in un’azione generativa, gli altri asset del territorio. Molte cooperative nascono come spin-off di realtà associative (Pro Loco, volontariato sociale o culturale, ecc.) con cui spesso continuano a convivere e cooperare in una logica di divisione dei compiti. Rilevante risulta altresì il ruolo dei Comuni, degli Enti Parco e delle diverse realtà territoriali (con funzioni di promotore o facilitatore) e la forte capacità (senza eluderne le difficoltà che pur vi sono) di cooperazione tra i diversi attori istituzionali, sociali, economici che fa delle cooperative di comunità l’attivatore di un’azione collettiva;
  • la capacità di partire dai valori tradizionali e del territorio per ricombinarli con innovazione sociale e tecnologica (apertura e non chiusura difensiva);
  • l’intenzionalità dell’azione in cui le ricadute positive per il territorio diventano il fine;
  • la capacità di affermarsi come agenti d cambiamento del contesto in cui operano.

Anche la realtà ligure sta conoscendo il fiorire di questo fenomeno sia in contesti urbani (come avviene con la cooperativa Il Ce.Sto che opera nel centro storico di Genova, promuovendo il riuso a fini sociali e culturali di spazi sottratti all’abbandono ed al degrado, o con cooperative che si pongono l’obiettivo valorizzazione di beni comuni), sia  nelle aree interne (come per esempio avviene a Mendatica con una cooperativa che operando nel turismo sostenibile e nella valorizzazione del territorio si pone l’obiettivo di contrastare lo spopolamento occupando giovani e giovanissimi che in alcuni hanno anche deciso di “ritornare” a risiedere e lavorare nel loro paese). Le esperienze liguri si concentrano soprattutto su turismo, agricoltura, cultura e sociale, ma nella dimensione nazionale ed internazionale stanno emergendo fenomeni di rigenerazione urbana (anche in questo caso non solo nelle aree interne) con fenomeni di ripopolamento di assoluto interesse. In Liguria è questo il caso della cooperativa Ture Nirvane che attraverso un’azione sinergica tra un’associazione di abitanti e la cooperativa costituita da una parte di essi, ha recuperato e riabitato l’intera frazione di Torri Superiore (Ventimiglia) realizzandovi un ecovilaggio.

La centralità del capitale sociale è il punto chiave di tutti questi progetti attorno a cui è necessario ragionare in una logica di politiche per lo sviluppo locale. Le reti di relazione, le capacità delle persone di unire competenze ed impegno in un progetto, necessariamente di lungo periodo, per migliorare la vita della comunità sono gli elementi su cui costruire delle policy per rafforzarle, sostenerle, farle emergere in tutto il loro valore.

Il successo del lavoro di animazione svolto da Legacoop Liguria (iniziato ben prima che il fenomeno emergesse e venisse riconosciuto in tutto il suo valore) dimostra l’efficacia, anche evocativa, della cooperativa, la sua capacità di mobilitare risorse e sviluppare interesse verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Dimostra altresì che a fare la differenza sono sempre le persone, le capacità di leadership che emergono, la cultura del territorio, il tessuto di relazioni sociali. Che è anche un buon insegnamento per la politica.

*Articolo pubblicato sul numero 10 de La Città, giugno-luglio 2019

Ideas are like diamonds! I giovani e la cooperazione.

Foto Anna Manca

Aprile 2012 Gianluigi Granero e Paola Bellotti (foto di Anna Manca)

 

In questi giorni, risistemando vecchie cose, mi è tornato casualmente tra le mani l’intervento che tenni il 23 aprile 2012 a Bruxelles in occasione dell’Assemblea Generale di Cooperatives Europe. Il mio unico intervento in un’assise internazionale che, inutile negarlo, m’inorgoglì e spronò a proseguire in un lavoro di lunga lena per promuovere l’incontro tra le giovani generazioni e la cooperazione.  Ci sono parti del nostro lavoro che ci stanno particolarmente a cuore e che ci appassionano, questa lo è certamente per me, convinto come sono che la cooperazione possa essere uno degli strumenti per la creazione di buona occupazione e di emancipazione per generazioni che, allora come oggi, pagano più di tutte i cambiamenti in atto. Nello stesso tempo la cooperazione, nel suo complesso, ha bisogno come l’aria dell’intelligenza e dell’energia innovatrice che le giovani generazioni naturalmente portano. Impostammo un lavoro lungo e articolato, le cui azioni proseguono ancora oggi producendo frutti interessanti, che credo mantengano il loro valore. Per questa ragione mi sono convinto a riproporvelo. Ai risultati ha contribuito, tra gli altri, Paola Bellotti che vedete nella foto al mio fianco (in questo caso per sfruttare la sua ottima conoscenza delle lingue in caso di necessità) e che, forse anche grazie ai progetti europei avviati proprio a seguito di questa programmazione, tra poco andrà a lavorare per ICA (International Cooperative Alliance). Una bella soddisfazione per Lei e per tutti noi!

L’intervento:

Dear Mr Niederlander, dear cooperators, thank you for the extraordinary opportunity that you give us to explain our project during this important assembly.

Our project moves off the idea that cooperation could be a wonderful means to give hope to youth and that society (most of all in old Europe) needs talent, energy, freshness of young people. But we know that ideas are like diamonds. It’s necessary to work steady to have a good result. We think that a good result is to contribute to a new phase of fair development through the fortification of european spirit and institutions. Development today has to do with a number of factors, dealing with how much our system will be able to rethink itself and to open up to new ideas, creating a fertile soil for new initiatives. These factors are:

  • creativity
  • contamination
  • generation mix

All these factors are assets among our young generations and we should leave them to express themselves if we want to have a future.

Europe (and Italy in particular) are getting old. In Italy demographic growth depends highly on migrants. In Liguria the rate of population between sixty-five and seventy-nine years old is higher that nationally. The brain drain is an effect of the lack of opportunities. In Liguria this problem is much bigger than in Italy and a lot of young graduates must leave Genoa to work in other italian cities or in other countries. I think that to make experiences in other countries is a beautiful thing but it should be an opportunity, a choice, and not the only way to have a chance. In addition in Italy people defined as “N.E.E.T.” (not in education, employment or training) are growing. All these factors make us think that it is necessary to do something and that cooperation can be really useful to contribute to a “smart, sustainable and inclusive growth”. First of all working for the “Knowledge – based economy”, through the creation of more favourable conditions for research and development, improving the quality of the education system and opportunities for young people in the job market. We can be useful if we give value to our roots – for example, going back to our historical role providing opportunities to the oppressed – in our age the young people – for their emancipation in society and going back to our historical international vision and network.

The project will study the context in which young people can express their skills and talents, organizing an international platform for the exchange of experiences and idea with the objective of nurturing the growth of new and innovative cooperatives, following and supporting the process. We already have a successful initiative with high school students. The students are involved in coming up with cooperative ideas and studying the best business model in order to present the idea as a proper start up. Every year we give an award for the best ideas. I can really say that the projects they present are extraordinary and in some cases they want to continue the work!

If we want to connect young people we have to get in touch with the places where young people study, work, or have fun such as:

  • universities
  • student organizations and associations
  • vocational high school system
  • social networks and internet world

But it’s also necessary to make them protagonist, starting from our own organization. We shouldn’t work for young people but with young people.

As I said, we have three objectives:

  1. create opportunities for young people to express and use their skills and talent supporting the creation of innovative cooperatives. They could also be european cooperatives provided we can improve european regulations;
  2. to foster the creation of a common european consciousness among young people living and working in Italy and in other connected european countries. We are going through a crisis that, in the worst case, might put into question even the existence of the european project. At the same time the solution of the crisis is in a stronger Europe. This is indeed a hefty task. Also, it is a responsibility that we cannot afford to pospone further. Cooperative culture has always been built through international relationships, cooperative thinkers have always been in contact through different countries. Young people are naturally open to the world. looking for a point of contact between youth and cooperation can be useful to fortify european spirit;
  3. the third objective is to create an enduring network of Institutions and european organizations interested in fostering young people’s initiative in creating innovative cooperatives.

To reach these very ambitious objectives we must:

  • map needs, priorities, bottlenecks, drivers of youth involved in enterprise development, identifying potential training opportunities. With the help of the local chamber of commerce we have already started this work that it should be ready in a few months;
  • train and tutor young potential cooperatives leaders in enterprise development techniques, developing their skills and talents;
  • organise a meeting – in Genoa, at first but hopefully in the future in other cities or countries – transmitted on line to match ideas, experiences, knowledges. The first meeting could be the next september in Genoa.

So, we have a lot of things to do, but ideas are like diamonds!

Thank you for your attention.

 

 

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Giovani liguri aperti all’innovazione

 

La ricerca di SWG sui giovani liguri e la loro propensione a fare impresa, a cinque anni da un’analoga ricerca, ci offre uno spaccato di una Liguria in movimento e reattiva confermando il trend che abbiamo potuto registrare con la costituzioni di nuove ed innovative imprese cooperative giovanili.

La fotografia dei giovani liguri che la ricerca di SWG ci restituisce è ovviamente policroma e complessa, ma ha un dato di fondo molto interessante e positivo: la maggiore propensione a fare impresa – rispetto alla media nazionale ed al dato ligure del 2012 – e soprattutto una significativa apertura all’innovazione di cui, pur cogliendone i rischi, vogliono cavalcare le opportunità.
Qui troviamo sia la capacità di risposta e di adattamento al negativo trend occupazionale ligure sia l’influenza positiva di una cultura promossa dalle imprese,  dall’Università e dai centri di ricerca a partire dall’IIT.

Non voglio nascondere o sottacere i grandi problemi della nostra regione, dal preoccupante trend demografico (in Liguria ogni 100 giovani ci sono 265 over sessantacinquenni) ed occupazionale (9% il tasso di disoccupazione), al modesto sviluppo inferiore al dato del nord-ovest del Paese, al crescente rischio povertà di ampie fasce di popolazione ( si veda povertà e famiglie in Liguria), ma ritengo doveroso che vengano proposti e costruiti percorsi per contribuire alle soluzioni.

Da qui l’idea di società che propugnamo e per cui lavoriamo con progetti impegnativi, di lungo respiro e che impegnano l’associazione e le cooperative di ogni settore. Una società collaborativa, aperta, inclusiva e per questo dinamica. Infatti, una società che si rinchiude, che costruisce muri e amplifica le differenze sociali non solo è una società ingiusta in cui si vive peggio, ma è anche una società che non cresce, che non promuove merito, fatalmente condannata al declino.

Servizi di welfare, servizi culturali, costruzione di legami sociali e comunitari, costruzione di spazi per il reale protagonismo delle giovani generazioni, formazione, servizi avanzati di supporto all’avvio d’impresa sono una parte delle azioni di un più generale ed ambizioso progetto che guarda al futuro.

L’occupazione in cooperativa è cresciuta anche in questi anni difficili, ma questo non basta e non dice tutto. Per questo, seppur sinteticamente ho provato a darvi conto di un più ampio disegno strategico che nel 2018 andrà rilanciato e rafforzato.

Siamo consapevoli che non esistono vie semplici per affrontare problemi complessi, che i risultati saranno di lungo periodo e che dipendono da noi solo in parte. Noi ci siamo messi in cammino.