blog

@Gianluigi Granero

Category: Sviluppo Economico

Wolfang Schäuble

Roma, 09/27/2020

Nella lettura di una selezione di discorsi di Wolfang Schäuble,  voluta dall’amico Carlo Forcheri, che ringrazio per questo lavoro e per avermelo segnalato, ho trovato molti spunti di riflessione su Europa,  crescita, sviluppo, rapporti tra società ed economia, ruolo dei media e degli intellettuali nel nostro Paese e anche sulla cooperazioneW.S. discorsi che pur non vi è citata, ma è al centro dei miei interessi e impegno.

Alla base del pensiero di Schäuble vi è una profonda spinta europeista e un’idea di politica del rigore che non è sacrificio per gli ultimi, ma presupposto per politiche di bilancio che siano pilastro di un progetto di sviluppo basato sull’economia sociale di mercato in una tensione sempre costruttiva per la realizzazione di armonia tra le forze del mercato e considerazioni di natura sociale dove “economia e società si appartengono in un’unicità”.

Un’armonia che non può nascondere la mancata crescita con il debito scaricato sulle future generazioni. Un’idea della stabilità di bilancio come fondamento di sviluppo duraturo, competitività e fiducia (elemento costitutivo dei mercati e dei rapporti tra cittadino e Stato). Insomma, se non hai i fondamentali a posto non potrai fare investimenti strategici e riforme capaci produrre ricchezza e benessere duraturi.

Viene subito in mente l’Italia che da oltre vent’anni si dibatte in una grave crisi di crescita, che si è fatta anche crisi sociale e democratica, perché incapace di rigorose e durature politiche di bilancio. Alla retorica delle riforme come sacrifico necessario, per altro sempre per gli stessi, fa da contraltare una politica demagogica e incapace di scelte che vadano al di là delle maggioranze che le hanno prodotte.

In questo modo la parola riforma è stata stuprata tanto che tutti hanno potuto definirsi riformisti ed a favore di riforme che in realtà non si realizzavano. Riformisti senza riforme e mancanza di un vero pensiero riformista che guardi al futuro, alla giustizia sociale ed alla felicità come un terreno necessario e possibile.

L’economia sociale di mercato – ci dice Scäuble – è una disciplina in continua tensione tra libertà, concorrenza e mercato da una parte, equilibrio e sicurezza sociale dall’altra [1].

Una tensione costruttiva che a mio avviso ben si attaglia anche al difficile equilibrio che l’impresa cooperativa deve costruire tra interesse mutualistico dei soci e solidità imprenditoriale a salvaguardia dei soci attuali, dei soci futuri e della comunità. Anche nell’impresa, a maggior ragione in quella cooperativa che non deve pensare solo alla massimizzazione del profitto, se non hai i fondamentali a posto non potrai fare investimenti capaci di consolidare il presente e rafforzare il futuro.

Molto interessante anche la riflessione sulle religioni, che da non credente ho trovato ampiamente condivisibile, e sulla necessità di valori etici e orientamenti perché, ci dice Schäuble, senza fondamento etico non potranno avere risposta le difficili domande del nostro tempo. E senza fondamento etico l’agire responsabile, sia in economia che in politica od in altri campi della vita, è difficilmente immaginabile. Così come è necessario mobilitare le forze che trasmettono fiducia a una comunità  come le nuove forme di auto-organizzazione dei cittadini che vogliono darsi da fare per la comunità [2].

Tra queste forme, aggiungo io, la più antica e nello stesso tempo la più innovativa è certamente la cooperazione che ha dimostrato di essere strumento funzionale a rappresentare, mediare e soddisfare bisogni diversi come quelli che, solo per fare un esempio, si manifestano nella gestione dei Beni Comuni.

Come avrete capito non è mia intenzione fare una recensione del libro, alla cui lettura vi invito, ne tantomeno avere l’ambizione di rappresentare il pensiero complesso e quindi inevitabilmente controverso di Wolfang Schäuble che ne emerge, ma condividere alcune riflessioni.

Il libro mi ha restituito un senso di inadeguatezza del ceto politico nostrano (troppo facile e scontato direte voi!) e più in generale dei media e degli intellettuali italiani che, che malati di shortermismo e retroscenismo  non riescono a trasferire ai cittadini uno scenario comprensibile né tantomeno contribuire a un dibattito all’altezza delle sfide e capace di riflessione, analisi, proposta. Insomma di contribuire alla costruzione di un disegno strategico che guardi al futuro.

Mi sono chiesto come mai, pur essendo un discreto lettore, mi fosse sfuggita la complessità di questa figura? Quanto spazio occupa nel nostro dibattito pubblico l’approfondimento della politica europea ed estera? Quanto spazio occupa il confronto delle idee? Poco e troppo spesso piegato a logiche di battaglia politica “locale”.

Ciò rafforza la mia convinzione, di cui ho più volte parlato e scritto, che la crisi italiana sia soprattutto una crisi culturale che ci blocca in un eterno presente privo di pensiero e quindi di visione per il futuro e per le generazioni che lo abiteranno.

Da qui si deve ripartire e ritengo che il pensiero e l’agire cooperativo molto possa dare in questa direzione.

Non basta però gongolarsi nella bellezza e attualità dei propri valori e principi perché i principi non si predicano ma si praticano e, nella temperie di questi tempi difficili, anche il movimento cooperativo ha bisogno di ricordarsi che solo la solida costruzione di un progetto strategico di medio-lungo periodo potrà offrire la rotta anche per le difficili scelte di breve periodo.

[1] Discorso tenuto di fronte alle fondazioni Konrad Adenauer e Ludwig Erhard il 18 maggio 2017. Wolfang Scäuble, Discorsi 2009-2017, pag. 115.

[2] Discorso tenuto alla riunione annuale del Tönissteiner Kreis a Berlino pubblicato il 24 gennaio 2009. Wolfang Scäuble, Discorsi 2009-2017, pag. 33-39

 

Promuovere cooperazione per promuovere sviluppo sostenibile.

L’Italia da tempo non conosceva una vera strategia per lo sviluppo che fosse fondata su conoscenza, studio, convolgimento, partecipazione, strumenti e dotazioni economico finanziarie adeguate. La Strategia Nazionale Aree Interne, pensata dall’allora Ministro Barca e da un gruppo di validissimi collaboratori, segna un punto di svolta per le aree interne e le tante fratture del Paese che vanno ricomposte, ma anche per il metodo adottato che può andare oltre questa esperienza se si vuole uno sviluppo armonico che credo sia l’unica vera idea di sviluppo possibile.

Molto è stato scritto su questi temi, consiglio la lettura del “Manifesto per riabitare l’Italia” da pochi giorni in libreria e mi limito a richiamare alcuni elementi che mi servono per il ragionamento che voglio condividere con Voi sul ruolo che la cooperazione può svolgere per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

Manifesto per riabitare l'Italia

Manifesto per riabitare l’Italia

Gli elementi chiave della strategia mi paiono la considerazione che Vi siano alcuni elementi propedeutici e abilitanti allo sviluppo, servizi di cittadinanza che sono fondamentali affinché una comunità possa essere generativa come: l’accesso all’istruzione, ai servizi sanitari e ai collegamenti infrastrutturali (materiali e immateriali). A questo si affianca un metodo partecipativo per individuare risorse più o meno latenti e definire gli obiettivi della comunità.

Questo impianto dialoga naturalmente con i valori e i principi cooperativi, ne condivide le finalità ed il senso, definisce un’idea di società aperta, equa, inclusiva, capace di valorizzare le proprie diversità e per questo più dinamica. Un modo nuovo di guardare allo sviluppo che assume come punto di vista, cui orientare le politiche, quello del benessere delle persone. Detto così sembrerebbe quasi ovvio, cosa dovrebbe fare la politica se non impegnarsi per il benessere dei cittadini? Ma pensate all’esperienza concreta ed a cosa, in questi ultimi anni, ha orientato le scelte di destinazione delle risorse e la loro reale efficacia in termini di benessere e di sviluppo. Un’idea di razionalizzazione che ha abbassato la qualità media dei servizi fondamentali, non ha prodotto efficienza e risparmio né tantomeno l’agognato sviluppo.

Bisogna darsi da fare per definire un nuovo impianto culturale entro cui costruire nuove strategie, quindi la neonata associazione annunciata con il Manifesto è davvero benvenuta!

Ma noi cosa possiamo fare? Questa è la domanda naturale per coloro che, come i cooperatori, hanno deciso di voler incidere direttamente sulla realtà con il proprio agire concreto.

L’esperienza maturata in Liguria con la promozione cooperativa ed in particolare delle cooperative di comunità, prima che la loro importanza e capacità di incidere sul destino dei luoghi diventasse sentire comune, mi consente di tracciare alcuni spunti che spero utili per il dibattito e l’azione.

Il principale insegnamento è che i territori sono ricchi di asset inutilizzati e che il principale di questi siano le persone con il loro bagaglio di saperi, di valori, di legami sociali. Il primo obiettivo è quindi attivare le persone attraverso il dialogo e la costruzione di relazioni.

Il lavoro fatto da Legacoop Liguria, ed in particolare da Roberto La Marca, per far emergere dal confronto con le comunità, competenze, punti di forza, legami sociali ha dimostrato l’importanza di stare sul territorio in modo competente, conoscerlo e riconoscervisi. Un’azione maieutica capace di attivare protagonismo, individuare risorse latenti materiali ed immateriali, promuovere leadership locali, reti di relazioni, progettualità. I numeri sono chiari e dicono che se ci sei, sai ascoltare e consigliare puoi agevolare dei processi di sviluppo e di innovazione.

Un lavoro di animazione il cui successo responsabilizza il movimento e dimostra la forza dello strumento cooperativo per attivare processi di sviluppo a partire dalle comunità.

Il pensiero mainstream ha spesso rappresentato la cooperazione come uno strumento non adeguato per affrontare la contemporanee dinamiche competitive. Processo che ha avuto il suo apice negli anni ’80 del novecento quando in molte legislazioni si introdussero modifiche per consentire la trasformazione societaria. In Gran Bretagna, per esempio,  fu consentito nel 1986 e portò anche alla trasformazione della Halifax Building Societyin  in S.p.A.  La Halifax, cresciuta come società cooperativa con successo nel credito immobiliare in oltre centocinquant’anni di storia , dopo alcuni anni dovette essere assorbita da un’altra banca per le gravi perdite accumulate da un management tutto orientato ai profitti di breve periodo che occulto per lungo tempo le perdite accumulate.

Questo esempio mi serve per dire che lo strumento cooperativo ha caratteristiche tali da renderlo adatto ad ogni settore dell’economia con una tastiera molto ampia di punti di forza che a volte ci si “dimentica” di utilizzare perché forse si subisce il fascino e la “pressione” del pensiero mainstream.

Nel caso specifico dello sviluppo territoriale quali sono questi punti di forza?

In sintesi perché il pezzo si è fatto lungo:

  1. il naturale riferirsi, il riconoscersi negli interessi della comunità (7° principio  ) ed il radicamento in essa fa dell’impresa cooperativa un modello orientato alla creazione di valore per la comunità (e non all’estrazione);
  2. la possibilità di assumere in sé diversi obiettivi (scambi mutualistici) e di rispondere a più interessi (multi-stakeholders), ad esempio quello dei lavoratori, dei cittadini utenti,  delle imprese del territorio, ne fa un soggetto particolarmente adatto per gestire processi complessi di governo con una funzione d’interesse collettivo e di sussidiarietà rispetto al pubblico;
  3. la democrazia interna (2° principio) rafforza la capacità di gestire processi complessi e di costruire, attraverso la partecipazione, scelte attente ai diversi bisogni. Nulla di più potente che costruire obiettivi condivisi può consentire il buon esito di un’intrapresa. Certo non è un pranzo di gala e non sono consentite scorciatoie! Nel caso si va fuori strada.
  4. la democrazia e la compresenza di interessi diversi, a volte anche potenzialmente contrapposti come potrebbero essere quelli di dipendenti ed utenti, fa dell’impresa cooperativa un modello longevo che naturalmente guarda al lungo periodo. Esattamente il contrario dello shortermismo che è tra le cause della mancata crescita che da decenni contraddistingue il nostro Paese. Il passo dell’impresa cooperativa non è quello veloce del centometrista, ma quello lento e faticoso del maratoneta che, seppur diversamente, raggiunge anch’egli risultati straordinari.

Possiamo essere tra i protagonisti di una nuova idea di Italia però bisogna crederci e volerlo. Noi ci crediamo!

 

Nuovo Sito per Coopstartup

Coopstartup, programma nazionale per la promozione di startup cooperative, non è solo un insieme di bandi, ma la realizzazione di processi di formazione, accompagnamento e accelerazione di nuove idee imprenditoriali proposte da gruppi e neocooperative.
Una sperimentazione innovativa che fin dal 2013 ha saputo fare sintesi delle migliori prassi di promozione d’impresa e costruire un modello specifico per la cooperazione che ha anticipato metodologie che con il tempo sono andate consolidandosi ed affermandosi anche in altri contesti. Ogni singolo progetto è un unicum che costruisce nuove relazioni, adatta il metodo agli obiettivi e alle esigenze del territorio o del settore interessato sperimentando, di volta in volta, strumenti innovativi che contribuiscono all’esito del singolo progetto e arricchiscono la metodologia più generale in un processo di miglioramento e innovazione continua. Un processo, aperto, partecipato, dinamico.
Con Coopstartup abbiamo attivato più di 20 progetti territoriali, ricevuto, valutato e sostenuto centinaia di idee imprenditoriali presentate da gruppi provenienti da tutta Italia che hanno dato vita a 46 startup cooperative vincitrici. Abbiamo creato una serie di relazioni tra giovani e meno giovani, tra il sistema cooperativo e il mondo delle imprese, delle istituzioni pubbliche, delle università e della ricerca.
Abbiamo pensato che il valore creato andasse sempre più condiviso, messo a sistema, aperto a nuove partnership e che potessimo farlo attraverso la trasformazione del nostro portale che oltre a mantenere la sua funzione di servizio ai bandi, diviene un luogo dove discutere, riflettere, approfondire e conoscere le esperienze attivate e le tante realtà che ruotano intorno al mondo della nuova cooperazione.
Per queste ragioni abbiamo riprogettato coopstartup.it . Abbiamo creato un sito che oggi è capace di dare risalto immediato alle opportunità e bandi in corso, di ospitare contributi e riflessioni dal mondo della cooperazione e dell’innovazione anche internazionale, di raccontare e moltiplicare storie di lavoro di qualità.
Nuove sezioni, nuovi contenuti e una rivoluzionata veste grafica.
Crediamo che fermarsi ai successi ottenuti non sia abbastanza, è fondamentale rilanciare non solo ripartire. La cooperazione non si ferma vuol dire anche questo per Coopstartup. Spero che lo troviate utile e che vogliate contribuirvi con storie e contenuti da condividere e approfondire. Insieme potremo costruire uno spazio nuovo e arricchire la nostra comunità.

Pubblicato su: https://www.coopstartup.it/conversazioni/nuovo-sito-per-coopstartup/

Imprese salvate dai lavoratori. Un racconto di lavoro che crea lavoro.

Roma, 4 novembre 2019

Teatri Uniti realizzerà (anche con il sostegno di Coopfond) un docufilm sulle imprese recuperate o workers buyout.

Un fenomeno in crescita su cui bisognerebbe ragionare di più come possibile attrezzo da inserire nella “cassetta” delle politiche industriali. Ha infatti dimostrato nel tempo capacità di rilanciare in forma cooperativa imprese in crisi o in difficoltà nel passaggio generazionale.

Se chiudi ti compro

Per approfondire:

Workers Buyout interventi di Coopfond al 2018

Da operaio a imprenditore quando i lavoratori rilanciano l’impresa. Ricerca Forum Diseguaglianze e Diversità.

Workers Buyout un fenomeno in crescita. Banca dati Italia Lavoro – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Se chiudi ti compro. Recensione del Centro Studi Cooperativi Danilo Ravera.

 

Le cooperative di comunità: tra innovazione sociale e cittadinanza attiva.*

9ea4ebbf-9ab7-471d-8f68-0ceda42ec2c1Non è ancora fatto politico, ma stanno crescendo nuove esperienze di cittadinanza attiva che provano, nel gran disastro civile del paese, a guardare al futuro. Le cooperative di comunità sono parte di questo universo di buone pratiche e di ricostruzione di valori comunitari. Ciò che le caratterizza è il mettere al centro della propria azione l’interesse della comunità più che l’attività svolta a favore soprattutto dei soci. Ciò rimanda a un quadro assai diversificato tra servizi alla persona, agricoltura, ambiente, cultura, turismo, gestione di beni comuni. Un’ibridazione organizzativa e funzionale non ancora riconosciuta dal legislatore e non priva di fragilità e difficoltà imprenditoriali.  Eppure al centro di una sempre più fiorente attività di studio e ricerca proprio per il grande potenziale che incorpora e per la capacità che sta dimostrando di incidere positivamente sul destino dei luoghi.

In realtà è un fenomeno non nuovo.  La stessa società dei Probi Pionieri di Rochdale (1844), da cui si data la nascita del movimento cooperativo moderno, considerata soprattutto finalizzata al consumo, è invece da leggersi come una realtà più ricca e articolata con al centro innanzitutto la possibile emancipazione di una comunità.  Così come il più recente e straordinario affermarsi della cooperazione sociale ha proprio tra i suoi fondamenti, riconosciuti anche per legge, il favorire l’inclusione e il ricomporre il tessuto comunitario.  Quindi potremmo dire che è una sorta di ritorno alle origini. Ma con forti elementi innovativi.

Nelle differenze ci sono comunque importanti caratteristiche comuni:

  • il prevalere di esperienze che partono dai margini, dalle periferie urbane o territoriali (le aree interne) connotate da forti criticità (shock) che innescano una reazione nella ricerca di soluzioni autorganizzate ed autogestite. L’innovazione sociale ha quindi nelle periferie un luogo di sperimentazione, vivacità e azione di straordinario valore ed interesse nella ricerca di soluzioni e opportunità di sviluppo sostenibile;
  • la presenza di risorse latenti (ambientali, culturali, sociali) che possono essere attivate attraverso la capacità di ricombinazione di innovazione;
  • l’importanza del capitale sociale, risorsa capace di attivare, in un’azione generativa, gli altri asset del territorio. Molte cooperative nascono come spin-off di realtà associative (Pro Loco, volontariato sociale o culturale, ecc.) con cui spesso continuano a convivere e cooperare in una logica di divisione dei compiti. Rilevante risulta altresì il ruolo dei Comuni, degli Enti Parco e delle diverse realtà territoriali (con funzioni di promotore o facilitatore) e la forte capacità (senza eluderne le difficoltà che pur vi sono) di cooperazione tra i diversi attori istituzionali, sociali, economici che fa delle cooperative di comunità l’attivatore di un’azione collettiva;
  • la capacità di partire dai valori tradizionali e del territorio per ricombinarli con innovazione sociale e tecnologica (apertura e non chiusura difensiva);
  • l’intenzionalità dell’azione in cui le ricadute positive per il territorio diventano il fine;
  • la capacità di affermarsi come agenti d cambiamento del contesto in cui operano.

Anche la realtà ligure sta conoscendo il fiorire di questo fenomeno sia in contesti urbani (come avviene con la cooperativa Il Ce.Sto che opera nel centro storico di Genova, promuovendo il riuso a fini sociali e culturali di spazi sottratti all’abbandono ed al degrado, o con cooperative che si pongono l’obiettivo valorizzazione di beni comuni), sia  nelle aree interne (come per esempio avviene a Mendatica con una cooperativa che operando nel turismo sostenibile e nella valorizzazione del territorio si pone l’obiettivo di contrastare lo spopolamento occupando giovani e giovanissimi che in alcuni hanno anche deciso di “ritornare” a risiedere e lavorare nel loro paese). Le esperienze liguri si concentrano soprattutto su turismo, agricoltura, cultura e sociale, ma nella dimensione nazionale ed internazionale stanno emergendo fenomeni di rigenerazione urbana (anche in questo caso non solo nelle aree interne) con fenomeni di ripopolamento di assoluto interesse. In Liguria è questo il caso della cooperativa Ture Nirvane che attraverso un’azione sinergica tra un’associazione di abitanti e la cooperativa costituita da una parte di essi, ha recuperato e riabitato l’intera frazione di Torri Superiore (Ventimiglia) realizzandovi un ecovilaggio.

La centralità del capitale sociale è il punto chiave di tutti questi progetti attorno a cui è necessario ragionare in una logica di politiche per lo sviluppo locale. Le reti di relazione, le capacità delle persone di unire competenze ed impegno in un progetto, necessariamente di lungo periodo, per migliorare la vita della comunità sono gli elementi su cui costruire delle policy per rafforzarle, sostenerle, farle emergere in tutto il loro valore.

Il successo del lavoro di animazione svolto da Legacoop Liguria (iniziato ben prima che il fenomeno emergesse e venisse riconosciuto in tutto il suo valore) dimostra l’efficacia, anche evocativa, della cooperativa, la sua capacità di mobilitare risorse e sviluppare interesse verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Dimostra altresì che a fare la differenza sono sempre le persone, le capacità di leadership che emergono, la cultura del territorio, il tessuto di relazioni sociali. Che è anche un buon insegnamento per la politica.

*Articolo pubblicato sul numero 10 de La Città, giugno-luglio 2019

Ideas are like diamonds! I giovani e la cooperazione.

Foto Anna Manca

Aprile 2012 Gianluigi Granero e Paola Bellotti (foto di Anna Manca)

 

In questi giorni, risistemando vecchie cose, mi è tornato casualmente tra le mani l’intervento che tenni il 23 aprile 2012 a Bruxelles in occasione dell’Assemblea Generale di Cooperatives Europe. Il mio unico intervento in un’assise internazionale che, inutile negarlo, m’inorgoglì e spronò a proseguire in un lavoro di lunga lena per promuovere l’incontro tra le giovani generazioni e la cooperazione.  Ci sono parti del nostro lavoro che ci stanno particolarmente a cuore e che ci appassionano, questa lo è certamente per me, convinto come sono che la cooperazione possa essere uno degli strumenti per la creazione di buona occupazione e di emancipazione per generazioni che, allora come oggi, pagano più di tutte i cambiamenti in atto. Nello stesso tempo la cooperazione, nel suo complesso, ha bisogno come l’aria dell’intelligenza e dell’energia innovatrice che le giovani generazioni naturalmente portano. Impostammo un lavoro lungo e articolato, le cui azioni proseguono ancora oggi producendo frutti interessanti, che credo mantengano il loro valore. Per questa ragione mi sono convinto a riproporvelo. Ai risultati ha contribuito, tra gli altri, Paola Bellotti che vedete nella foto al mio fianco (in questo caso per sfruttare la sua ottima conoscenza delle lingue in caso di necessità) e che, forse anche grazie ai progetti europei avviati proprio a seguito di questa programmazione, tra poco andrà a lavorare per ICA (International Cooperative Alliance). Una bella soddisfazione per Lei e per tutti noi!

L’intervento:

Dear Mr Niederlander, dear cooperators, thank you for the extraordinary opportunity that you give us to explain our project during this important assembly.

Our project moves off the idea that cooperation could be a wonderful means to give hope to youth and that society (most of all in old Europe) needs talent, energy, freshness of young people. But we know that ideas are like diamonds. It’s necessary to work steady to have a good result. We think that a good result is to contribute to a new phase of fair development through the fortification of european spirit and institutions. Development today has to do with a number of factors, dealing with how much our system will be able to rethink itself and to open up to new ideas, creating a fertile soil for new initiatives. These factors are:

  • creativity
  • contamination
  • generation mix

All these factors are assets among our young generations and we should leave them to express themselves if we want to have a future.

Europe (and Italy in particular) are getting old. In Italy demographic growth depends highly on migrants. In Liguria the rate of population between sixty-five and seventy-nine years old is higher that nationally. The brain drain is an effect of the lack of opportunities. In Liguria this problem is much bigger than in Italy and a lot of young graduates must leave Genoa to work in other italian cities or in other countries. I think that to make experiences in other countries is a beautiful thing but it should be an opportunity, a choice, and not the only way to have a chance. In addition in Italy people defined as “N.E.E.T.” (not in education, employment or training) are growing. All these factors make us think that it is necessary to do something and that cooperation can be really useful to contribute to a “smart, sustainable and inclusive growth”. First of all working for the “Knowledge – based economy”, through the creation of more favourable conditions for research and development, improving the quality of the education system and opportunities for young people in the job market. We can be useful if we give value to our roots – for example, going back to our historical role providing opportunities to the oppressed – in our age the young people – for their emancipation in society and going back to our historical international vision and network.

The project will study the context in which young people can express their skills and talents, organizing an international platform for the exchange of experiences and idea with the objective of nurturing the growth of new and innovative cooperatives, following and supporting the process. We already have a successful initiative with high school students. The students are involved in coming up with cooperative ideas and studying the best business model in order to present the idea as a proper start up. Every year we give an award for the best ideas. I can really say that the projects they present are extraordinary and in some cases they want to continue the work!

If we want to connect young people we have to get in touch with the places where young people study, work, or have fun such as:

  • universities
  • student organizations and associations
  • vocational high school system
  • social networks and internet world

But it’s also necessary to make them protagonist, starting from our own organization. We shouldn’t work for young people but with young people.

As I said, we have three objectives:

  1. create opportunities for young people to express and use their skills and talent supporting the creation of innovative cooperatives. They could also be european cooperatives provided we can improve european regulations;
  2. to foster the creation of a common european consciousness among young people living and working in Italy and in other connected european countries. We are going through a crisis that, in the worst case, might put into question even the existence of the european project. At the same time the solution of the crisis is in a stronger Europe. This is indeed a hefty task. Also, it is a responsibility that we cannot afford to pospone further. Cooperative culture has always been built through international relationships, cooperative thinkers have always been in contact through different countries. Young people are naturally open to the world. looking for a point of contact between youth and cooperation can be useful to fortify european spirit;
  3. the third objective is to create an enduring network of Institutions and european organizations interested in fostering young people’s initiative in creating innovative cooperatives.

To reach these very ambitious objectives we must:

  • map needs, priorities, bottlenecks, drivers of youth involved in enterprise development, identifying potential training opportunities. With the help of the local chamber of commerce we have already started this work that it should be ready in a few months;
  • train and tutor young potential cooperatives leaders in enterprise development techniques, developing their skills and talents;
  • organise a meeting – in Genoa, at first but hopefully in the future in other cities or countries – transmitted on line to match ideas, experiences, knowledges. The first meeting could be the next september in Genoa.

So, we have a lot of things to do, but ideas are like diamonds!

Thank you for your attention.

 

 

IMG_0899

Giovani liguri aperti all’innovazione

 

La ricerca di SWG sui giovani liguri e la loro propensione a fare impresa, a cinque anni da un’analoga ricerca, ci offre uno spaccato di una Liguria in movimento e reattiva confermando il trend che abbiamo potuto registrare con la costituzioni di nuove ed innovative imprese cooperative giovanili.

La fotografia dei giovani liguri che la ricerca di SWG ci restituisce è ovviamente policroma e complessa, ma ha un dato di fondo molto interessante e positivo: la maggiore propensione a fare impresa – rispetto alla media nazionale ed al dato ligure del 2012 – e soprattutto una significativa apertura all’innovazione di cui, pur cogliendone i rischi, vogliono cavalcare le opportunità.
Qui troviamo sia la capacità di risposta e di adattamento al negativo trend occupazionale ligure sia l’influenza positiva di una cultura promossa dalle imprese,  dall’Università e dai centri di ricerca a partire dall’IIT.

Non voglio nascondere o sottacere i grandi problemi della nostra regione, dal preoccupante trend demografico (in Liguria ogni 100 giovani ci sono 265 over sessantacinquenni) ed occupazionale (9% il tasso di disoccupazione), al modesto sviluppo inferiore al dato del nord-ovest del Paese, al crescente rischio povertà di ampie fasce di popolazione ( si veda povertà e famiglie in Liguria), ma ritengo doveroso che vengano proposti e costruiti percorsi per contribuire alle soluzioni.

Da qui l’idea di società che propugnamo e per cui lavoriamo con progetti impegnativi, di lungo respiro e che impegnano l’associazione e le cooperative di ogni settore. Una società collaborativa, aperta, inclusiva e per questo dinamica. Infatti, una società che si rinchiude, che costruisce muri e amplifica le differenze sociali non solo è una società ingiusta in cui si vive peggio, ma è anche una società che non cresce, che non promuove merito, fatalmente condannata al declino.

Servizi di welfare, servizi culturali, costruzione di legami sociali e comunitari, costruzione di spazi per il reale protagonismo delle giovani generazioni, formazione, servizi avanzati di supporto all’avvio d’impresa sono una parte delle azioni di un più generale ed ambizioso progetto che guarda al futuro.

L’occupazione in cooperativa è cresciuta anche in questi anni difficili, ma questo non basta e non dice tutto. Per questo, seppur sinteticamente ho provato a darvi conto di un più ampio disegno strategico che nel 2018 andrà rilanciato e rafforzato.

Siamo consapevoli che non esistono vie semplici per affrontare problemi complessi, che i risultati saranno di lungo periodo e che dipendono da noi solo in parte. Noi ci siamo messi in cammino.

 

 

 

 

 

GIACIMENTI NASCOSTI

Io condivido la visione di chi vuole una Liguria protagonista e fuori dalla crisi, perché più competitiva e laboriosa. Abbiamo risorse nascoste da sfruttare: non si tratta di giacimenti petroliferi ma di solide competenze industriali, professionali, tecnico-scientifiche e dell’innovazione. Non di pianure edificabili ma di preziosi beni intangibili: la cultura, il paesaggio, i valori e la qualità della vita. Forse non tutti sanno che il turismo è diventata la prima industria mondiale e sul turismo, anche da noi, è venuto il momento di investire risorse non residuali.

Come Lega della Cooperative ligure crediamo fortemente nel ruolo strategico che il settore del turismo e della cultura sempre più giocherà nello sviluppo del nostro territorio. Per questo motivo, abbiamo aderito con entusiasmo al progetto nazionale «CulTurMedia», ovvero la nascita di un settore specifico all’interno della nostra organizzazione che comprende le imprese cooperative che si occupano di cultura, turismo e comunicazione, con l’obiettivo di rappresentarle, tutelarle, valorizzarle e promuoverle al meglio. Qui in Liguria sono oltre 60 le imprese associate che hanno dato vita all’aggregazione locale e stanno nascendo le prime azioni condivise.

Ma negli ultimi anni, sono numerose le azioni appositamente pensate e attivate per questo settore. Mi riferisco, ad esempio, al progetto “Riviera Culture” che ha obiettivi ambiziosi, tra i quali: accrescere la competitività delle imprese cooperative associate operanti nel settore turistico e dei beni culturali, sviluppare un sistema di fruizione turistica e culturale alternativo a quello tradizionale e avvicinare i diversi pubblici all’arte, alla cultura, alla natura dei nostri territori sviluppando proposte differenziate per linguaggi e modalità.

Senza contare alcuni “progetti speciali” come: “Cibo per la mente” per la valorizzazione dei beni culturali della Liguria (mappatura dei beni, verifica dei margini di sviluppo, elaborazione di progetti di orientamento e coinvolgimento imprese); Smartic, un progetto europeo Interreg che coinvolge cooperative di Liguria, Toscana, Sardegna, Corsica e Région Paca, per la costruzione di una metodologia e un marchio di qualità nell’accoglienza turistica; o Enjoy Genova, che propone visite guidate nella Genova Archeologica accompagnate dagli archeologi che hanno effettuato le attività di recupero.

Il Parco Avventura gestito dalla cooperativa Brigì a Mendatica

Il Parco Avventura gestito dalla cooperativa Brigì a Mendatica

Se vogliamo veramente lo sviluppo, non possiamo immaginarlo utilizzando categorie e strutture del passato. Dalla nostra parte abbiamo risorse, competenze e davvero tanti giacimenti nascosti.

 

HI-TECH, AMBIENTE E CULTURA CONTRO CRISI E DISOCCUPAZIONE

Questo testo è tratto dalla mia intervista sul futuro del Nord Ovest fatta da Vincenzo Galliano e pubblicata su Il Secolo XIX del 6 marzo 2017.

Pensare positivo è uno dei “segreti” per sostenere e assecondare lo sviluppo di Genova e dell’intera regione nei prossimi anni. Non è un banale esercizio di ottimismo, ma un preciso atteggiamento mentale, una fiducia nei nostri mezzi che nasce dalla consapevolezza dei tanti punti di forza del nostro territorio e del grande lavoro svolto fino qui.

Articolo uscito su Il Secolo XIX

Articolo uscito su Il Secolo XIX

A mio parere, sono il porto, il turismo e l’industria i settori trainanti della crescita economica e dell’occupazione che avranno un’accelerazione grazie al completamento delle grandi infrastrutture e della terziarizzazione. A patto che questi tre pilastri dello sviluppo siano declinati in un’ottica mentalmente nuova, non più in termini di alternativa o contrapposizione ma in forma “ibrida” e altamente tecnologica. E anche, a condizione di mettere da parte una certa conflittualità, propria delle classi dirigenti locali non solo della politica, per lavorare tutti assieme nell’interesse comune in uno spirito cooperativo senza limitarsi ad evidenziare gli errori altrui.

Io sono convito che abbiamo tutte le carte in regola per centrare obiettivi ambiziosi, ma prima occorre un cambio di mentalità. Piuttosto che lamentarci delle cose che non vanno, dobbiamo recuperare la consapevolezza della nostra forza: mi riferisco ad un aspetto quasi caratteriale, un atteggiamento mentale proattivo che può diventare elemento sistemico, in grado di favorire la realizzazione delle grandi potenzialità di questa terra.

Tra i nostri punti di forza, innanzitutto c’è il cluster portuale. Nella rete logistica mondiale i porti oggi sono un asset determinante per il valore delle merci e non soltanto luogo di transito. La vocazione portuale di Genova si porta dietro un enorme patrimonio di competenze e professionalità apprezzato in tutto il mondo: studi legali, broker, dogane, commercialisti, compagnie assicurative. Non è un caso, ad esempio, che la Siat, società del gruppo Unipol che assicura il 20% delle navi del mondo abbia mantenuto la sede sotto la Lanterna anche dopo la fusione con Fondiaria.

Guardare le cose con una giusta dose di orgoglio non significa non vedere le criticità: ad esempio osservo una certa lentezza e fatica nella riorganizzazione delle Autorità portuali. Bisognerebbe accelerare. Poi c’è l’industria. E’ vero che in questo comparto si registra un calo di occupati ma sul nostro territorio abbiamo grandi aziende – da ABB ad Ansaldo – in grado di produrre indotto oltreché altissime competenze e forte innovazione. Senza contare le grandi eccellenze come l’IIT ma anche il campus di Savona sulle energie.

Articolo uscito su Il Secolo XIX

Articolo uscito su Il Secolo XIX

E poi il turismo, come coniugare la difesa dell’ambiente con lo sviluppo portuale e industriale? La compatibilità non solo è tecnicamente possibile ma necessaria. Occorre operare in una logica di “ibridi”. Questo in generale. I modelli non mancano. Ne cito uno: la società ETT che mette le nuove tecnologie al servizio della cultura.

Tra le criticità, certamente le infrastrutture sono la nota dolente. Non è solo colpa dei ritardi della politica ma della conformazione stessa della Liguria, che rende complicato realizzare collegamenti efficienti. Anche questo aspetto tuttavia va guardato in un orizzonte positivo. Tra pochi anni saranno pronte le opere essenziali grazie alle quali potremo fare il salto di qualità: dal terzo valico al nodo ferroviario, dalla piattaforma logistica di Vado agli ampliamenti di Bettolo e Ronco Canepa.

Sul fronte dell’occupazione, il mondo del lavoro attraversa una difficile fase di transizione, la terziarizzazione dell’economia non è ancora completata, ma i segnali sono confortanti. In particolare, sul fronte della cultura: i musei liguri sono al terzo posto in Italia per trend di crescita. E pure nell’ambito del welfare e della qualità della vita connessi all’innovazione tecnologica, ci sono ampi margini di crescita. Non solo: osservo tutti i giorni un grande fermento dal basso. Una ricchezza di associazionismo, una voglia di cittadinanza attiva che spesso hanno anche uno sbocco economico. Penso alle cooperative di comunità, ma anche al bando nazionale finanziato da Coop per il sostegno alle startup: su 25 nuove aziende dieci sono liguri. Significa che ci sono moltissimi giovani che hanno scelto di restare qui, di mettere a frutto i loro talenti. Sono ottimista.